Carlomagno confessa: "Non volevo perdere mio figlio"

Scritto il 22/01/2026
da Stefano Vladovich

L’uomo: "Federica uccisa in 45 minuti". Ma la ricostruzione non convince il pm

«Si, l'ho uccisa io. Non volevo perdere l'affidamento di mio figlio». Il gip convalida il fermo di Claudio Carlomagno, accusato di femminicidio, primo caso in Italia, e occultamento di cadavere, quello di Federica Torzullo, 41 anni. Nell'interrogatorio di ieri l'uomo ha spiegato tempi e modi del feroce assassinio. La lite sarebbe iniziata in bagno. «Ho fatto tutto in 45 minuti, prima delle 7 di venerdì. Ho usato un coltello che avevamo in casa e che è ancora lì» mette a verbale. Ma la ricostruzione non convince affatto.

«Non siamo completamente soddisfatti - spiega il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori -. C'è qualcosa che non quadra, ci sono zone d'ombra su cui vorremmo far luce. La confessione c'è stata ma per noi non è piena». Un omicidio, secondo Carlomagno, deciso all'ennesima lite avvenuta giovedì 8 dopo cena e compiuto la mattina dopo. «La buca l'ho scavata quando sono arrivato in ditta con il corpo nel bagagliaio». Nella denuncia di scomparsa ai carabinieri Carlomagno non dice una sola verità, a cominciare dall'ultima volta che ha visto Federica, che due giorni dopo avrebbero avuto la prima udienza per la separazione e che Federica stava per trasferirsi dai suoi genitori, visto che da mesi i due vivevano da separati in casa. È grazie alla tenacia della sorella di lei, Stefania, che gli inquirenti già dal giorno dopo abbandonano l'ipotesi di scomparsa e lo iscrivono nel registro degli indagati. Allertata dal nuovo compagno («non mi risponde ai messaggi e al telefono» spiega l'uomo ai familiari di Federica), la donna convince i genitori a non firmare la denuncia. Troppe le «incongruenze» che spingono la Procura di Civitavecchia a iscriverlo nel registro degli indagati mettendo sotto sequestro casa, auto, azienda e cellulare. «Il telefono di Federica? L'ho distrutto dopo aver risposto ai messaggi della madre Roberta», ammette al gip. Da chiarire se il delitto sia stato preterintenzionale o ben progettato configurando la premeditazione.

Certo è che Carlomagno prova a cancellare ogni traccia di sangue con la candeggina, cerca di sfigurare il corpo appiccandogli il fuoco, tenta di farlo a pezzi facendo ipotizzare il reato di vilipendio di cadavere. «L'omicidio è certamente un gesto d'impeto del marito» commenta il suo difensore, Andrea Miroli al termine dell'interrogatorio. Un delitto particolarmente violento e crudele: ventitré coltellate in totale, 19 al volto e al collo, quattro alle mani. Oltre all'amputazione di una gamba e allo schiacciamento del bacino e del torace provocato dal sollevamento del corpo con il bobcat, la ruspa utilizzata per seppellire la vittima.