Freddo, fame, stanchezza fisica e mentale. Ieri ha deciso che la sua "avventura" milanese poteva dirsi conclusa e che ne aveva abbastanza Diego B., il 14enne veronese di San Giovanni Lupatoto che da lunedì scorso, 12 gennaio, si era allontanato da casa senza più dare notizie di sé. Così, intorno alle 11, forse attirato dal nome che suggerisce assistenza, è entrato e ha chiesto aiuto al personale della "Casa di comunità" di via Livigno, in realtà un poliambulatorio con sede in zona Dergano, a nord di Milano. Un dipendente della struttura, accortosi che si trattava di un minore non accompagnato, pur non realizzando che fosse proprio il giovane Diego, ha avvisato il 112; sul posto è giunta una volante della polizia che ha prelevato l'adolescente e l'ha portato in questura, in via Fatebenefratelli. In auto il ragazzo ha comunicato agli agenti il suo nome, esprimendo subito il desiderio di tornare a casa al più presto.
Lui, che era partito in treno con un paio di scarpe nuove, uno zaino e uno smartphone, dopo aver detto agli amici trovati in stazione a Porta Nuova "Vado a Milano, quindi in Svizzera a fare i soldi facili" ieri, al momento del ritrovamento, non aveva più lo zaino, indossava un paio di vecchie scarpe ma gli stessi abiti di quando era partito. Seguendo la cella del telefono, il suo smartphone martedì era stato rinvenuto addosso a un marocchino pregiudicato e irregolare in Italia, a cui il ragazzino lo avrebbe ceduto per poche decine di euro quando si è trovato alle strette. Dettaglio, quello dell'incontro con l'immigrato con precedenti che, una volta comunicato da Milano agli inquirenti veneti, aveva spinto il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, ad aprire subito un fascicolo per sottrazione di minore, nel timore che Diego B. potesse essere stato rapito. La pista privilegiata verteva infatti sulla possibilità che il ragazzino potesse essere stato contattato in rete, e convinto a raggiungere Milano.
Visitato da una équipe medica del Niguarda che ieri pomeriggio lo ha prelevato in via Fatebenefratelli con una ambulanza per accertare le sue condizioni di salute, Diego sta bene. Che cosa abbia fatto esattamente in questa settimana trascorsa sotto la Madonnina però al momento resta un mistero. Anche se una volta in questura, dopo aver telefonato alla madre, il 14enne ha raccontato alla dirigente dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico (Upgsp) Serafina Di Vuolo che lo ha sentito nei suoi uffici insieme a uno psicologo, di aver vagato sempre da solo per la città. Dove, finiti sia i soldi, non dovrebbe aver fatto niente di molto diverso dal trovare rifugio qua e là e rubare un po' di cibo in qualche negozio di alimentari, come hanno segnalato martedì sera alla polizia dal supermercato "Esselunga" di viale Umbria, quando ormai però il ragazzo se n'era andato ed era troppo tardi per rintracciarlo. Sempre martedì il ragazzino era stato notato e riconosciuto due volte in zona Bonola, dove un passante lo aveva anche immortalato in un breve video.
"L'incontro tra Diego e la mamma è stato particolarmente commovente" ha dichiarato ieri Di Vuolo ai cronisti durante una conferenza stampa. Sara Agnolin, la madre di Diego, giunta in questura a Milano intorno alle 16, oltre al "figliol prodigo", tra le lacrime ha abbracciato stretta anche lei, la poliziotta, ringraziandola per aver ritrovato il suo ragazzo.