Sarà una settimana decisiva per i bambini della casa del bosco, in comunità senza la mamma da venerdì. Interviene il Governo. La premier Giorgia Meloni ha chiesto al ministro alla Giustizia Carlo Nordio di mandare un'ispezione. Le ultime decisioni dei magistrati l'hanno lasciata «senza parole» perché «infliggono ai bambini un altro pesantissimo trauma. Lo Stato non ti può togliere i figli perchè non condivide il tuo stile di vita». Anche il ministro ministro Matteo Salvini, tra i primi a mobilitarsi per questa vicenda, andrà in visita ai bambini con un pool di esperti legali: «Faremo di tutto perché i bimbi vengano dissequestrati». E punta a fare la stessa cosa la Garante all'infanzia Marina Terragni con un'équipe di psicologi.
Tra le ipotesi al vaglio c'è l'affidamento totale a papà Nathan, più «morbido» di mamma Catherine su vari aspetti, tra cui l'istruzione. Ma c'è anche un rischio, per ora sommerso, che spaventa: l'ipotesi di adozione.
Questo secondo allontanamento ha sollevato l'indignazione generale, soprattutto per chi crede nella sacralità della famiglia e nel rispetto delle regole. Che, a quanto pare, non sono state rispettate nelle modalità fin dal 20 novembre, quando cinque auto dei carabinieri si sono presentate alla casa del bosco per portare via i bambini. I tre piccoli Trevallion sono stati sottoposti a un secondo trauma quando, pochi giorni fa, si sono visti portar via la madre. E non sono servite le loro urla per fermare quel vortice di paura.
Ma come mai così tanta violenza nell'attuare una disposizione del magistrato? Gli errori fatti sono tanti. A ricordarlo è il documento pubblicato lo scorso gennaio dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. Undici pagine di testo in cui si fa il punto sulle regole del prelevamento dei minori. «Nessuno può prelevare di forza un bambino» tiene a sottolineare la garante Marina Terragni.
«La legge - scandisce il primo punto del documento - consente l'allontanamento forzoso dei minori dalla famiglia solo in situazioni di emergenza, quando sia necessario proteggerli da uno stato di abbandono morale o materiale, da un grave pregiudizio o da un pericolo per la loro salute. Questa è l'unica ipotesi di collocamento extrafamiliare prevista dal Codice civile all'articolo 403, e ha natura cautelare: si tratta della cosiddetta messa in protezione». Punto numero due: «La volontà del minore ha rilevanza».
E poi: «Ogni forma di restrizione della libertà personale integra una violazione dello stato di diritto».
A ribadire l'eccesso di violenza delle modalità con cui i bambini sono stati strappati dalla loro casa è anche un altro passaggio: «La legge non attribuisce questo compito alle forze dell'ordine fatti salvi i casi di assoluta emergenza». E allora vien da dire che le cose avrebbero potuto essere gestite in altro modo. Per i tre fratellini del bosco e sicuramente per una parte dei 25mila minori allontanati dalle famiglie. Tanti sono, secondo gli ultimi dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i bambini ospitati nelle strutture nel 2024. «Il vero potere risiede nei decreti - interviene il coordinatore di DifesaMinori, Domenico Liberati - Il riferimento è ai decreti attuativi necessari per rivedere i tribunali per i minorenni previsti dalla riforma Cartabia, strumenti fondamentali per garantire una giustizia più umana. È necessario chiedersi dove siano questi atti legislativi che potrebbero portare un sollievo reale. L'attuale indeterminazione appare sconfortante e servirebbe invece un'azione decisa per proteggere le famiglie, e dare una protezione autentica ai figli».