Nella giornata di oggi, scandita da una tabella di marcia serrata tra conference call con gli analisti e conferenze stampa per illustrare i dettagli della maxi operazione varata da Intesa Sanpaolo con il supporto di Unipol, si registrano già indiscrezioni su come potrebbe essere la futura governance di quella che verrà chiamata Banca Monte dei Paschi (senza “di Siena, perché sarà un po’ anche di Bologna e Modena) in cui confluiranno le 635 filiali del Monte. Secondo quanto risulta a Moneta, infatti, si profila un accordo tra il numero uno del gruppo Unipol, Carlo Cimbri, e l’attuale amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per la gestione della nuova banca. Da qui a un anno, potremmo dunque vedere Lovaglio di nuovo al vertice.
Nel frattempo, fonti vicine all’operazione smentiscono la voce rilanciata dal sito di Repubblica domenica pomeriggio di un possibile ruolo per l’ex ad di Mediobanca, Alberto Nagel, come advisor della compagnia di via Stalingrado. Ipotesi suggestiva, considerando che il grande balzo in avanti grazie al quale la Unipol è diventata un attore di primo piano avvenne nel 2012, quando la Fondiaria-Sai, si trovava sull’orlo del fallimento. Grazie a un accordo con Mediobanca e dopo una lunga battaglia con la cordata che faceva capo a Matteo Arpe, Cimbri ebbe la meglio. Dando un sostegno non indifferente alla stessa banca fondata da Enrico Cuccia, e all’epoca già guidata da Nagel, fortemente esposta verso il gruppo Ligresti. Ma erano altri tempi, e altre eventuali alchimie oggi sono superate dagli eventi e dalle nuove – e assai più solide – alleanze.