La Francia ridisegna le tlc, spezzatino da 22 miliardi per Sfr

Scritto il 08/06/2026
da Matilde Sperlinga

Se arriva l’ok dalla Commissione europea per la concorrenza, si aprono opportunità anche per l’Italia

Ventidue miliardi di euro per ridisegnare i confini delle telecomunicazioni francesi, dando un esempio all'intera Europa, e cancellare la legge non scritta della concorrenza a tutti i costi. Il risiko, infatti, non è solo per le banche, ma anche per le tlc e la Francia lo sa bene.

Lo spacchettamento di Sfr da parte di Bouygues Telecom, Iliad-Free e Orange è l'esempio perfetto. Bouygues rileverà il business B2b e circa 6,4 milioni di clienti consumer; Free acquisirà i 6 milioni di clienti Red e quasi 2 milioni di utenti consumer e Orange incorporerà circa 4,9 milioni di clienti. Le tre società si divideranno inoltre le frequenze oggi gestite da Sfr. Parliamo di un'attività il cui fatturato dovrebbe raggiungere gli 8 miliardi di euro nel 2025. L'affare da 20,35 miliardi di euro a cui si aggiunge un possibile conguaglio fino a 650 milioni al closing nel 2027, riporta la Francia a tre soli operatori. Un'operazione blindata da garanzie occupazionali fino al 2029 e che vede Bouygues sostenere il 42% del prezzo, Iliad il 31% e Orange il 27 percento.

Ovviamente non ci sono ancora certezze, non è ancora arrivato il via libera europeo, ma il ministro dell'Economia francese, Roland Lescure, ha già benedetto l'accordo definendolo «un passo importante e decisivo» per la ristrutturazione del comparto.

Fino a pochi anni fa, un'operazione del genere sarebbe stata impensabile. Sotto la passata gestione di Margrethe Vestager alla Commissione europea per la concorrenza, la tutela del consumatore e la spinta competitiva a ogni costo erano i pilastri insindacabili. Oggi la lente di Bruxelles è cambiata: di fronte alla stagnazione dei mercati continentali e allo strapotere dei colossi statunitensi e cinesi, il consolidamento nazionale non è più un tabù, ma una strada che la nuova commissaria Teresa Ribera (in foto) ha mostrato di guardare con maggiore apertura.

Se dall'Europa arriverà il via libera al risiko francese delle tlc, il precedente potrebbe diventare un esempio, ma anche una spinta, per l'Italia. Il nostro mercato è, storicamente, uno dei più frammentati e l'ingresso dirompente delle tariffe low-cost ha scatenato, negli ultimi anni, una guerra che ha prosciugato i margini di tutti i player, costretti ad abbassare listini, nonostante investimenti miliardari per il 5G e per la fibra.

Il processo di consolidamento in Italia non è una novità assoluta, è già stato avviato con le nozze - ufficializzate a gennaio - tra Vodafone e Fastweb, ma lo spazio d'azione è ancora ampio. Si potrebbe forse tornare a parlare di una fusione tra Iliad e Tim, le cui trattative sono state interrotte lo scorso agosto, o, perché no, una possibile integrazione tra Iliad e WindTre. Ridurre il numero di grandi operatori da quattro a tre restituirebbe respiro finanziario al settore: meno pressione sui prezzi e maggiore capacità di spesa in innovazione.

Sembra insomma che la Francia stia tracciando la via, ma che l'Italia osservi con molta attenzione.