Negli ultimi giorni gli Stati del Golfo Persico hanno visto missili e droni iraniani volare nei propri spazi aerei e talvolta colpire anche molteplici bersagli dislocati nei loro territori. Sono subito entrati in azione i sistemi di difesa per intercettare le minacce indesiderate. Ma come funzionano questi scudi tecnologici? Operano attraverso una rete stratificata che include il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e le batterie di Patriot, passando per radar di sorveglianza avanzati. Ecco la situazione Paese per Paese
Emirati Arabi Uniti
Negli Emirati Arabi Uniti, ha spiegato la rivista Wired in un lungo approfondimento, la difesa si fonda su un’architettura a strati. In quota, il sistema THAAD (di fabbricazione statunitense) è progettato per intercettare missili balistici durante la fase finale della loro traiettoria mediante l’impatto diretto. A quote più basse operano le batterie Patriot, in grado di affrontare minacce aerodinamiche e missilistiche a media e bassa quota. Le reti radar avanzate possono rilevare lanci a centinaia di chilometri di distanza, dando tempo agli operatori di calcolare traiettorie e lanciare intercettori.
Arabia Saudita
L’Arabia Saudita dispone di una delle reti di difesa più estese del Medio Oriente, costruita in risposta a anni di attacchi missilistici e con droni contro città e infrastrutture energetiche. Il fulcro della sua difesa rimane il sistema Patriot e la versione avanzata PAC-3 MSE, concepita per distruggere missili in arrivo con intercettazioni cinetiche. Decine di droni e missili cruise sono stati intercettati mentre si avvicinavano a installazioni chiave, tra cui la raffineria di Ras Tanura, dove la caduta di detriti ha innescato incendi controllati.
Difendere un territorio vasto come quello saudita pone tuttavia sfide logistiche e strategiche: la dispersione di città, basi e impianti petroliferi amplia lo spazio che i radar e le batterie devono coprire, aumentando la complessità delle operazioni.
Qatar
Il Qatar basa la sua difesa aerea su sistemi Patriot integrati con la rete alleata, in particolare grazie alla presenza della base statunitense di Al Udeid, nodo chiave per la sorveglianza regionale. I radar di Al Udeid contribuiscono alla copertura precoce del Golfo, condividendo dati con gli alleati. Durante l’escalation, Doha ha intercettato decine di missili e droni, dimostrando l’efficacia di una sorveglianza integrata benché la decisione finale di ingaggio resti nazionale.
Kuwait e Bahrain
Kuwait e Bahrain, pur con risorse più modeste, hanno attivato i sistemi Patriot per respingere minacce aeree. A Manama, dove è dislocata anche la Quinta Flotta Usa, le batterie hanno intercettato decine di vettori. L’esiguo spazio territoriale fa sì che le intercettazioni avvengano vicino alle aree urbane, aumentando il rischio per i civili a causa dei detriti in caduta.
Oman
Diversamente dai vicini, l’Oman non dispone di sistemi Patriot ma si affida a piattaforme di difesa a corto raggio e radar costieri per monitorare l’approccio verso porti e zone strategiche. Attacchi alla zona portuale di Duqm e a navi mercantili nei pressi dello stretto di Hormuz sottolineano come la minaccia possa estendersi anche alle vie di navigazione oltre il territorio nazionale.
Giordania
Arriviamo infine alla Giordania, che ha attivato le sue difese contro proiettili balistici e droni che hanno attraversato il suo spazio aereo. I sistemi di difesa mirano soprattutto a proteggere aree popolate dai detriti dei razzi intercettati, considerata la posizione geografica di transito tra Iran e Israele. Nei casi citati l’efficacia dei sistemi di difesa rimane chiara, ma limitata. Già, perché quando gli attacchi arrivano in massa e in salve miste, la capacità di intercettare tutto viene messa duramente alla prova.