Le chiazze bianche in mezzo al mare, che l'aero sorvola quando si abbassa, fanno capire che stai arrivando ai confini del mondo, in Groenlandia, l'isola di ghiaccio più grande del pianeta. Un paese sei volte la Germania con una costa lunga come l'Equatore. L'atterraggio a Nuuk, capitale della Groenlandia, regione super autonoma della Danimarca è accolto da una fitta nevicata, che rende il paesaggio grigio e gelido. "Per noi è beltempo" spiega Sara, che mi viene a prendere in mezzo alla bufera. Sembra assurdo, ma se il cielo è coperto i gradi sotto lo zero diminuiscono e se arriva il sole aumentano fino a -20 con il vento. Non è un caso che i colori nazionali sono il bianco della neve ed il rosso del sole che sorge alle 10.30 del mattino, in un paese dove le strade, al di fuori delle città, non esistono a causa del ghiaccio polare. Le bandierine rosse e bianche sventolano al rientro del ministro degli Esteri della Groenlandia dopo la missione al quartier generale della Nato. Vivian Motzfeldt viene considerata un'eroina per la determinazione a tenere testa a Donald Trump che, con le buone o le cattive, vuole trasformare l'isola di ghiaccio, ricca di risorse inesplorate, nel 51° stato americano. "La Groenlandia è nostra", grida una variopinta folla dagli anziani ai giovanissimi, compresa una famigliola con neonato. "Trump è come un bambino - sbotta Oline Petersen - Vuole ad ogni costo la marmellata ovvero la nostra terra".
Il paradosso è che la stragrande maggioranza dei 58mila abitanti dell'isola, i partiti al potere e quello all'opposizione puntano all'indipendenza seppure con tempi diversi. Adesso, però, devono chiedere aiuto alla Danimarca per difendersi dalle mire di Trump. Sull'isola è sbarcato il capo di stato maggiore, generale Peter Boysen, che per ora ha mobilitato circa mille uomini. Due navi della marina militare fanno spola fra gli ormeggi a Nuuk e la baia davanti alla città per mostrare la bandiera. Se aggiungiamo un manipolo di francesi, Londra che ha inviato un solo ufficiale, i tedeschi già tornati a casa e qualche norvegese in mimetica, la presenza militare Nato è simbolica se non ridicola. Gli americani sono pure pochini, per ora. Nell'avamposto a stelle e strisce di Thule, ribattezzata base spaziale Pituffik, sono 250, ma starebbero arrivando caccia F-35 per un'esercitazione prevista da tempo. Durante la guerra fredda gli americani avevano 10mila uomini in 17 basi, che potrebbero riaprire secondo gli accordi con la Danimarca dello scorso secolo. "Mi sembra chiaro che lo spauracchio di minacce alla sicurezza cinesi e russe siano infondate. Trump vuole le nostre ricchezze. E se sbarcassero i marines domani cosa potremmo fare?", osserva Tillie Matìrtinussen del partito di governo Demokraatit. L'isola è un forziere nell'Artico di 4.400 miliardi: circa 1.700 di petrolio e gas e 2.700 di minerali comprese le preziose terre rare.
Il primo ministro, Jens-Frederik Nielsen, che fa parte della stessa formazione di centro destra ha incontrato la stampa ribadendo che "è in gioco l'ordine mondiale. La nostra linea rimane il rispetto del diritto internazionale e dell'integrità territoriale". Nell'unico centro commerciale di Nuuk i negozi espongono il vessillo nazionale, che spicca anche su magliette e cappellini. Inuk, un giovane venditore, conferma che le magliette con la mappa della Groenlandia e la scritta "non è in vendita" sono andate via come il pane. "Adesso aspettiamo altre con il nuovo logo la Groenlandia appartiene al suo popolo - annuncia - ma se arrivano i marines speriamo che vengano ad aiutarci la Danimarca e la Nato". Copenaghen non ha mai trattato alla pari la popolazione dei ghiacci, ma sostiene la Groenlandia con l'equivalente in corone di quasi 1 miliardo di euro all'anno. Sui social spopola un video realizzato con l'intelligenza artificiale, che mobilita gli inuit, la popolazione dell'isola, contro "un affamato gigante" e si vede Trump su una motovedetta "che vuole le nostre coste e il petrolio". Fra i ghiacci si muovono gli indigeni intabarrati nelle pellicce e armati di fucili di precisione. Fuoristrada cingolati avanzano in colonne sulla neve. La Groenlandia è pronta a difendersi arruolando anche trichechi, armati di mitragliatrice alla Rambo, e orsi polari.