Un boato nella notte ha lacerato il silenzio del quartiere diplomatico di Oslo, in Morgedalsvegen, trasformando in pochi istanti la capitale norvegese in una scena di allerta e tensione internazionale come non appariva dai tempi della strage di Utoya nel luglio del 2011 per mano di Anders Breivik (77 vittime).
Poco dopo l'una di ieri mattina, un ordigno ha devastato l'ingresso dell'ambasciata degli Stati Uniti, scatenando panico tra i residenti e mobilitando immediatamente le forze di sicurezza. Secondo le autorità norvegesi, l'esplosione ha provocato danni materiali limitati alle strutture esterne dell'edificio, senza feriti tra il personale diplomatico o la popolazione locale. Tuttavia, la gravità dell'attacco ha acceso i riflettori sulla vulnerabilità delle missioni diplomatiche in Europa e sul contesto di crescente tensione geopolitica internazionale. La polizia di Oslo ha reagito tempestivamente, isolando l'area e avviando un'operazione di sicurezza su larga scala.
Sul posto sono intervenuti artificieri, unità cinofile e squadre investigative specializzate, mentre droni ed elicotteri hanno sorvolato la zona per individuare eventuali sospetti. Frode Larsen, capo dell'unità congiunta per le indagini e l'intelligence della polizia, ha dichiarato: "Una delle nostre ipotesi è che si tratti di terrorismo, ma stiamo valutando anche altre possibilità. È troppo presto per escludere o confermare qualcosa". Gli investigatori stanno analizzando i residui chimici recuperati per determinare la natura dell'ordigno e il metodo utilizzato dagli attentatori. Gli inquirenti stanno considerando diverse possibilità: da un lato, il terrorismo internazionale, in un contesto segnato da tensioni tra Stati Uniti e Medio Oriente; dall'altro, gruppi estremisti locali o individui radicalizzati, potenzialmente motivati da sentimenti antiamericani o proteste politiche. Non è infine esclusa l'ipotesi di un gesto dimostrativo: i danni limitati e l'assenza di vittime potrebbero indicare l'intenzione di lanciare un messaggio politico piuttosto che di compiere una strage. In seguito all'attentato, il governo norvegese ha intensificato i controlli nei punti sensibili della capitale, inclusi edifici diplomatici, snodi di trasporto e aree turistiche, senza modificare il livello di allerta nazionale. La ministra della Giustizia e della Sicurezza Pubblica, Astri Aas Hansen, ha definito l'esplosione "inaccettabile", mentre il ministro degli Esteri Espen Barth Eide ha sottolineato l'importanza della protezione delle missioni diplomatiche, dichiarando che "la vicenda viene trattata con la massima serietà".
L'Europa teme un possibile ritorno del jihadismo, alimentato da cellule radicali latenti e dai conflitti che si moltiplicano oltre il Mediterraneo.
Solo pochi mesi fa, la Norvegia era stata scossa dallo scandalo di un'ex guardia di sicurezza dell'ambasciata, condannata per spionaggio a favore di intelligence straniere.