Nella notte del 20 gennaio scorso la Russia ha effettuato un attacco all'Ucraina con alcuni nuovi missili utilizzati piuttosto raramente nel corso del conflitto.
Diverse fonti, ufficiali e non ufficiali, riportate da The War Zone indicano il possibile utilizzo di una nuova versione del missile balistico a corto raggio (Srbm) “Iskander”, nonché del missile da crociera ipersonico “Zircon”, raramente impiegato. I relitti recuperati in Ucraina confermano inoltre, per la prima volta, l'utilizzo da parte della Russia di bersagli missilistici riadattati per la difesa aerea in un ruolo di attacco terrestre.
Dai resti analizzati, la Russia avrebbe utilizzato una versione migliorata dell'”Iskander”, provvisoriamente denominata “1000”, per colpire almeno un obiettivo nella regione di Vinnytsia. Lo scorso anno sono iniziate a circolare voci secondo cui la Russia sarebbe pronta a iniziare la produzione in serie di una nuova versione di questo Srbm dotato di una gittata maggiore e una precisione migliorata. I missili balistici 9M723 del sistema “Iskander-M” originario hanno, secondo i dati ufficiali, una gittata di 500 chilometri, mentre la nuova versione si presume che abbia una gittata di almeno mille chilometri. Questa gittata dichiarata collocherebbe il nuovo missile nella categoria dei missili balistici a medio raggio (Mrbm) che hanno una gittata massima compresa tra mille e 3mila chilometri. Questo aumento della gittata è stato possibile per via della fine del trattato INF sui missili da crociera e balistici raggio medio e intermedio di Russia e Stati Uniti. Il trattato proibiva non solo lo schieramento in Europa di questi particolari missili, ma anche la loro costruzione. Secondo i dati disponibili, il nuovo “Iskander” utilizza un motore più potente ed efficiente per aumentarne l'autonomia probabilmente montando una testata di dimensioni ridotte per raggiungere questo obiettivo, offrendo più spazio per il carburante. La precisione sarebbe migliorata grazie a un nuovo sistema di navigazione e guida.
La Russia ha lanciato anche almeno un missile ipersonico “Zircon” dalla Crimea. Questo vettore è progettato principalmente per l'attacco anti-nave, ma sappiamo che può anche effettuare attacchi su obiettivi terrestri ed essere lanciato da piattaforme navali (anche da sottomarini) e di terra. Lo “Zircon” è stato già usato almeno una volta nel conflitto in corso e secondo i dati disponibili sarebbe in grado di raggiungere velocità fino a Mach 8 volando nella sua fase terminale “a pelo d'acqua” (sea skimming).
Risulta interessante far notare che secondo un rapporto del Comando dell'Aeronautica Militare ucraina, nel raid sono stati utilizzati in totale 34 missili di vario tipo, insieme a 339 droni, circa 250 dei quali della serie Shahed/Geran, con una percentuale di abbattimento intorno all'80/90%. Questi numeri sui lanci russi confermano una tendenza che si è stabilizzata nel tempo. La Russia utilizza i suoi missili per circa un 10% del totale degli assetti lanciati nei suoi attacchi contro l'Ucraina.
La motivazione di questa scelta è duplice: i droni sono degli assetti meno costosi e quindi più spendibili, ma hanno lo svantaggio di avere un carico bellico inferiore rispetto ai missili quindi ne servono di più per ottenere gli stessi risultati; utilizzando più droni che missili, la Russia non va a intaccare le sue scorte strategiche di vettori che sono importanti da conservare come forma di deterrenza nei confronti della NATO. Per inciso questa è la stessa motivazione per la quale non vengono dati all'Ucraina tutti gli armamenti presenti nei depositi dell'Alleanza Atlantica. Il raro utilizzo del missile “Zircon” da parte della Russia risponde molto probabilmente più a un'esigenza di effettuare dei test operativi piuttosto che dare un messaggio di tipo politico. L'utilizzo del missile “Iskander 1000”, invece, e un segnale importante per la stabilità strategica in Europa: si tratta infatti di un altro vettore a medio raggio che si aggiunge al missile “Oreshnik” nell'arsenale russo.