Hotel, miniere e voli: fuga delle aziende straniere. Cuba al collasso senza scorte di cibo e medicine

Scritto il 08/06/2026
da Valeria Robecco

L'economia di Cuba ormai al collasso riceve l'ennesimo durissimo colpo: dai giganti globali dei pagamenti elettronici agli operatori alberghieri, le aziende straniere stanno abbandonando l'isola, sempre più in crisi tra carenza di carburante, inflazione alle stelle e crollo del turismo. Il tutto mentre l'amministrazione di Donald Trump intensifica la pressione su L'Avana.

Come riporta il Wall Street Journal, secondo la Banca Centrale di Cuba a partire da sabato sono sospese le transazioni di Mastercard e Visa effettuate da visitatori stranieri non statunitensi (agli americani era già vietato utilizzare le proprie carte). Anche i colossi alberghieri si ritirano dal Paese caraibico a causa delle difficoltà energetiche e del calo della domanda: gli spagnoli Iberostar e Meliá hanno annunciato la rinuncia alla gestione di oltre una decina di hotel ciascuno, e la canadese Royalton Hotels & Resorts ha cessato le attività. Vi è incertezza pure sul futuro di Sherritt International, un'importante società mineraria canadese, che sta riconsiderando la propria presenza. Tra i più importanti investitori stranieri a Cuba, l'ex amministratore delegato della società era soprannominato "il capitalista preferito" di Fidel Castro, ma il mese scorso, Sherritt ha dichiarato di voler sospendere le operazioni e rimpatriare il personale.

L'esodo delle aziende straniere segue la cancellazione dei voli da parte di diverse grandi compagnie aeree, dovuta alla carenza di carburante. Air Canada, ad esempio, ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato dei voli per l'isola: la compagnia di bandiera di Ottawa a febbraio aveva già comunicato uno stop fino a novembre, ma "data la persistente incertezza politica ed economica", ha deciso di estendere il fermo. Per decenni le aziende straniere hanno accettato i rischi legati all'operatività a Cuba, cercando di inserirsi nei settori del turismo e dell'industria mineraria nonostante il perdurante embargo statunitense, portando valuta pregiata e competenze imprenditoriali di cui il Paese aveva estremo bisogno. Oggi, invece, molte di esse ritengono che i rischi superino i vantaggi, trovandosi ad affrontare sia un collasso economico sempre più grave, sia un'amministrazione Trump decisa a inasprire la pressione.

A maggio, ad esempio, il presidente Usa firmato un ordine esecutivo contro Gaesa, il conglomerato di proprietà dell'esercito cubano, che controlla almeno il 40% dell'economia, inclusi numerosi hotel gestiti in partnership con società straniere, come le catene che ora stanno abbandonando l'isola o riducendo la propria presenza. Inoltre, l'embargo sul carburante ha lasciato Cuba senza gasolio per i generatori utilizzati per sostenere la rete elettrica, con conseguenti interruzioni di corrente fino a 22 ore al giorno e carenza di acqua potabile. E con i trasporti praticamente fermi, il Paese sta anche esaurendo le scorte di cibo e medicine, diventando dipendente dagli aiuti umanitari. Per Ricardo Torres, economista cubano dell'American University di Washington, "siamo a un punto di svolta, un duro colpo per un'economia già indebolita".