Un tale rumore non si sentiva da tempo immemore. E pensare che la protagonista del tema più caldo del momento è un'auto elettrica che del sound ne fa persino a meno. La Ferrari Luce è arrivata sulla scena automobilistica con la forza dirompente di un meteorite entrato nell'orbita terrestre. Tutti ne hanno parlato, dalle personalità più illustri al comune vicino di casa. Tutti l'hanno vista, scrutata, vivisezionata.
È il potere di un marchio che riesce a coinvolgere chiunque. E a far parlare sempre di sé, nel bene e nel male. Dopo la presentazione a Roma, il mondo si è espresso: la prima elettrica del Cavallino Rampante ha deluso le aspettative. Eppure, sotto la veste disegnata da Jony Ive, ex responsabile del design di Apple, e dal suo team di LoveFrom, Luce nasconde una tecnologia raffinata, come dimostrano i 60 brevetti registrati. Interessante l'architettura a 880V, così come il pacco batteria agli ioni di litio con chimica NMC da 122 kWh posto sotto al pianale per abbassare il baricentro. L'autonomia è di 530 chilometri, ma sono le prestazioni a colpire: 310 km/h di velocità massima e uno scatto da 0 a 100 km/h coperto in 2,5 secondi. Merito dei quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota, che sprigionano una potenza monstre di 1.050 CV.
Si può dare credito o meno alla Luce, ma probabilmente sorprenderà tutti. In fondo, la storia del Cavallino ce lo racconta. Anche la Purosangue, il primo SUV prodotto dal leggendario marchio modenese, aveva fatto storcere il naso ai puristi, contrari all'idea di una sportiva di razza a ruote alte. A distanza di quattro anni dal debutto la Purosangue si è ampiamente redenta. Tutti la vogliono e gli ordini sono coperti per tanti anni ancora. Ha avuto ragione Ferrari. Come con la FF, la prima vettura del Cavallino a trazione integrale. All'esordio si udirono quasi all'unisono le grida di lesa maestà, immaginando una cruda sportiva con le quattro ruote motrici. Ora, le FF viaggiano a quotazioni di mercato iperboliche, guadagnando uno status di prestigio e immagine che nessuno si sarebbe aspettato nel lontano 2011. Andando più indietro nel tempo, come non ricordare la 348.
La berlinetta, pur recuperando le intriganti linee della Testarossa, fu contestata severamente a livello tecnico e non considerata degna della fama del Cavallino. L'auto, seppur imprevedibile e difficile da guidare al limite, è a tutti gli effetti una Ferrari dal sangue blu che sa emozionare tanto chi la guida quanto chi la vede passare per strada. Il suo riscatto passa da un interesse collezionistico che continua a crescere. Bastava darle fiducia. Ferrari lo sa.