Poteva essere l'ultimo miglio di un negoziato lungo più di venticinque anni. Invece l'accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur ieri si è fermato ancora, arenandosi davanti a quello che suona come uno schiaffo politico diretto a Ursula von der Leyen. L'Eurocamera ha infatti deciso, con uno scarto minimo di appena dieci voti, di rinviare il testo alla Corte di Giustizia Ue per un parere legale, congelando di fatto qualsiasi possibilità di ratifica rapida e sconfessando l'accelerazione impressa dalla presidente della Commissione, che solo pochi giorni fa aveva siglato l'intesa in Paraguay insieme ai partner sudamericani.
Il voto ha avuto un impatto simbolico e politico enorme. Fuori dal Parlamento europeo di Strasburgo, gli agricoltori arrivati con i trattori hanno esultato gridando vittoria, mentre dentro l'emiciclo si consumava una spaccatura trasversale. Von der Leyen, poco prima del voto, aveva provato a serrare le fila ricordando che "l'accordo con il Mercosur è necessario per proteggere l'Europa". Un appello rimasto inascoltato. L'Aula ha scelto di fermare la Commissione proprio nel momento in cui Bruxelles chiedeva unità contro le minacce di nuovi dazi americani.
Anche sul fronte italiano il voto ha certificato divisioni profonde. La richiesta di rinvio ha raccolto i consensi di Lega, Avs e Movimento 5 Stelle. Contrari invece, insieme a FdI, Forza Italia e Partito democratico.
A pesare sono stati soprattutto gli interessi nazionali. Francia, Polonia, Romania e Grecia hanno fatto quadrato sul rinvio. Parigi ha rivendicato la scelta senza esitazioni. "La Francia sa dire di no quando serve e spesso la storia le dà ragione", ha scritto il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, rivendicando la necessità di proteggere agricoltura e sovranità alimentare. All'opposto, Italia, Germania e Spagna hanno guidato il fronte dei contrari al ricorso alla Corte. Ne escono però malconci i grandi gruppi europei, spaccati da decine di defezioni interne, mentre l'unica compattezza si registra agli estremi, tra Sinistra Ue e Patrioti, uniti nell'assalto all'intesa.
Durissimo il giudizio di Coldiretti, secondo cui il voto rappresenta "una risposta politica alle follie della presidente Ursula von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati", colpevoli di aver tentato di imporre l'accordo "cancellando ruolo, dignità e potere dell'Europarlamento" su decisioni che incidono direttamente su sicurezza alimentare, Pac e agricoltura.
Lo scontro istituzionale si allarga intanto all'altra grande partita commerciale, quella con gli Stati Uniti. Il Parlamento europeo ha deciso di sospendere il processo di approvazione dell'accordo Ue-Usa, congelando i lavori sulle proposte legislative di attuazione del cosiddetto accordo Turnberry. A spiegare la scelta è stato il presidente della commissione Commercio, Bernd Lange, secondo cui minacciare "l'integrità territoriale e la sovranità di uno Stato membro" e usare i dazi come strumento di pressione politica "mina la stabilità e la prevedibilità delle relazioni commerciali Ue-Usa". Trump, ha accusato Lange, "sta usando i dazi per esercitare una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia".
A completare il quadro arriva la lettura del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, che invita a guardare oltre l'impatto immediato delle guerre commerciali. "Abbiamo molte certezze su come agiranno i dazi e su come il commercio internazionale sarà influenzato: ci possono essere ritardi, ma di fatto il mondo è più furbo dei vincoli e il commercio si è riallocato", ha spiegato. Le esportazioni cinesi, ha osservato, "non sono crollate", mentre sono diminuite quelle verso gli Usa, compensate dall'aumento dei flussi verso Paesi asiatici che diventano tappe intermedie verso gli Stati Uniti.