Mentre il mondo è diviso tra tensioni geopolitiche e scenari allarmanti, l'Unione Europa continua a sfornare documenti, linee guida, raccomandazioni che testimoniano lo scollamento dell'establishment di Bruxelles con la realtà. Dopo le linee guida sul linguaggio inclusivo per gli stati candidati all'adesione, lunedì la Commissione europea ha adottato la "nuova strategia dell'Ue contro il razzismo" in cui descrive un'Europa percorsa da rigurgiti razzisti.
L'iniziativa è stata presentata dal commissario Ue alle Emergenze Hadja Lahbib secondo cui "il razzismo strutturale sarà al centro della nostra nuova strategia. In un momento in cui l'Unione europea è sotto pressione la strategia contro il razzismo è una necessità, perché le conseguenze delle discriminazioni sono concrete". La necessità di contrastare il razzismo è indubitabile ma che rappresenti "un'emergenza" in Europa è un fatto quantomeno opinabile.
La strategia antirazzismo dell'Ue 2026-2030 mira così "a combattere tutte le forme di razzismo, tra cui il razzismo anti-nero, l'antiziganismo, l'antisemitismo, il razzismo anti-asiatico e l'odio anti-musulmano" ma, leggendo il documento, emerge un quadro in cui, con l'obiettivo dichiarato di contrastare il razzismo, si finisce per promuovere l'islam e favorire l'immigrazione. Non a caso nel testo di una ventina di pagine la parola "musulmano" viene citata ben diciassette volte e "immigrato" otto volte.
La Commissione europea vuole perciò condurre uno studio approfondito per affrontare "l'odio anti musulmano" producendo "azioni per contrastarlo". In cosa consistano queste azioni è presto detto, verrà individuato un "coordinatore per la lotta all'odio anti-musulmano" che "organizzerà un gruppo di coordinamento che riunirà gli Stati membri, le istituzioni dell'Ue, le organizzazioni internazionali, i paesi partner e le organizzazioni della società civile per discutere il modo migliore per affrontare l'odio anti-musulmano". Le "organizzazioni della società civile" coinvolte saranno con tutta probabilità associazioni e gruppi legati al mondo islamico con il rischio di istituzionalizzarli. Questi progetti saranno finanziati con fondi europei attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse per il contrasto a una fantomatica islamofobia accompagnate dal lancio di una "campagna europea sull'uguaglianza per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini nella promozione dell'inclusione" anche coinvolgendo le scuole.
C'è poi un altro elemento preoccupante che emerge dal documento legato alla libertà di parola e di espressione. Il rischio è che dietro l'accusa di razzismo ci sia un tentativo di etichettare ogni critica all'immigrazione incontrollata o all'islam radicale. In questo senso "la Commissione propone di facilitare lo sviluppo da parte degli Stati membri di una definizione operativa di razzismo strutturale, nel gruppo di esperti sull'attuazione nazionale del piano d'azione dell'UE contro il razzismo". Con la volontà di contrastare l'"hate speech" si finisce per limitare il "free speech" attraverso una dinamica analoga a quella portata avanti con il linguaggio inclusivo. Non a caso nel documento il secondo capitolo è dedicato all'"Applicazione della legislazione anti discriminazione e al rafforzamento della protezione contro l'odio razziale" con un paragrafo per "proteggere le persone dai reati e dai discorsi di incitamento all'odio". L'Ue vuole "prendere in considerazione un'iniziativa legislativa per armonizzare le definizioni dei reati di incitamento all'odio online" e, per rafforzare il quadro penale "contro i reati motivati dall'odio, la Commissione ha proposto una decisione del Consiglio che aggiunge l'incitamento all'odio e i reati motivati dall'odio all'elenco dei reati dell'Ue". Si tratta in parole povere della possibilità di valutare l'introduzione di nuovi reati di opinione, ci mancava la polizia morale di Bruxelles.