È come quando in una vecchia favola si leva un esclamazione: «Il re è nudo!». L'intervista di ieri al Giornale di Anna Ferrari (foto), giudice di Corte d'appello a Milano, ha svelato quello che finora era rimasto sotto traccia: l'esistenza anche nel palazzo di giustizia del capoluogo lombardo di un'area di giudici favorevoli alla riforma costituzionale che tra quattordici giorni affronterà la sfida del referendum. È un'area già uscita allo scoperto in altri tribunali d'Italia, in aperto dissenso con la linea ufficiale dell'Associazione nazionale magistrati. Ma che a Milano, diventata di fatto una roccaforte della campagna dell'Anm per il No, era rimasta silente. Fino a quando la giudice Ferrari non ha avuto il coraggio di dire: io voto Sì. E come me, ha aggiunto la Ferrari, votano Sì altri colleghi che però non lo rendono noto, per non mettersi in rotta di collisione con l'Anm e per paura di ripercussioni sulla carriera.
Invece ieri esce sul Giornale l'intervista alla giudice, e iniziano le reazioni. In parte indirizzate direttamente alla Ferrari: «Mi stanno scrivendo - racconta il magistrato - colleghi del distretto del nord d'Italia (anche presidenti o procuratori) tuttora in servizio, civilisti e penalisti, per dirmi che concordano con le mie parole. Che ho avuto coraggio. E che riflettono se uscire dall'Associazione nazionale magistrati». Almeno due sono importanti toghe del distretto di Milano. Altri magistrati milanesi scrivono direttamente al nostro quotidiano per dirsi pronti a farsi intervistare. Di fatto si è data la stura a un dissenso che covava sotto la cenere. E che potrebbe portare altri magistrati a seguire l'esempio annunciato dalla giudice Ferrari, ovvero le dimissioni in blocco dall'Anm.
Chi sono? La Ferrari parla anche di alti gradi della magistratura, «presidenti e procuratori». Ma il dissenso dalla linea dall'Anm fiorisce soprattutto tra i magistrati qualunque, quelli che hanno assistito in questi anni al permanere del potere delle correnti anche nel parlamentino milanese, il Consiglio giudiziario: rimasto celebre per avere votato a schiacciante maggioranza a favore della riconferma nell'incarico di un procuratore aggiunto indagato (e poi condannato) per avere nascosto le prove a favore degli imputati in un suo processo.