Nell'estate di quattro anni fa, tra la crisi del governo Draghi di luglio e le elezioni politiche di settembre, vinte dal centrodestra, lo spread tra Btp e Bund si muoveva tra 200 e 250 punti. Dal 2025 è sotto i 100 e ora vale 75. Basterebbe questo dato per apprezzare il lavoro svolto dal governo Meloni in economia, perché lo spread equivale all'indice sintetico della salute finanziaria dei 21 Paesi della zona euro. Tra questi, l'Italia ha il peggior debito rispetto al Pil, eredità dei decenni passati. Uno spread così basso significa allora che il mercato ha riconosciuto nel governo in carica due elementi chiave: la stabilità politica e la serietà delle proprie politiche economiche, attente a non dare mai l'impressione di cedere sui fronti caldi delle tasse, delle pensioni o della spesa pubblica. Il tasso di occupazione al 63,1%, record delle serie storiche; l'indice di Piazza Affari ai massimi del secolo; e mettiamoci pure le banche italiane, che conquistano quelle tedesche, completano un quadro che ora molti ci invidiano.
Non solo lo spread a 75. I dati che ci invidiano dal lavoro alla Borsa
Scritto il 08/06/2026