Il Comune di Torino vorrebbe i Subsonica come ambasciatori della città nel mondo: la nomina di quest’anno, a differenza di quanto accaduto le altre volte, ha però sollevato qualche polemica. L’impressione è che si tratti di una nomina politicizzata e non universale, rivolta alla rappresentanza di una stretta cerchia di cittadini e non di tutti, come invece dovrebbe essere un ambasciatore, chiamato a rappresentare la città. A sollevare il caso sono stati i consiglieri di opposizione del centrodestra in Comune, che hanno annunciato il voto contrario alla nomina.
“Pur riconoscendo il valore artistico della band riteniamo che il ruolo di ambasciatore della città richieda figure capaci di rappresentare Torino in modo ampiamente condiviso. In particolare, desta perplessità il coinvolgimento di uno dei componenti del gruppo quale garante del Patto di collaborazione relativo all'esperienza di Askatasuna e che è stato parte attiva di questa amministrazione comunale”, si legge nella nota condivisa dei gruppi consiliari di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Torino Bellissima e Libero Pensiero. Il componente in questione è Max Casacci, fondatore dei Subsonica, che nel giorno in cui l’edificio occupato da quasi trent’anni dal centro sociale è stato liberato dalle forze dell’ordine perché inagibile ha scritto sui social un lungo comunicato. Nella sua nota di dicembre sosteneva che “abbiamo assistito ad una esibizione di forza repressiva sulla quale alcuni esponenti della destra nazionale e locale hanno già fieramente appeso il cappello. Peccato che per farlo abbiano dovuto forzare i fatti a beneficio di narrativa. Non esiste una relazione diretta tra lo sgombero e la blindatura dei (al momento) due piani superiori dell’edificio, e una ‘ferma risposta’ a recenti episodi violenti, tra cui l’irruzione nella sede della Stampa, su cui sono in corso indagini”.
Una posizione netta, del tutto ovvia vista la sua partecipazione al Patto di collaborazione, che evidentemente lo schiera politicamente in maniera decisa, tanto da non poter essere considerato un ambasciatore universale per la città di Torino. Il capoluogo piemontese ha numerosi esponenti di spicco della cultura, della scienza e anche della musica, che non sono così schierati a livello politico con quello che per anni è stato un problema gravoso della città. Questo schieramento, sottolineano i gruppi consiliari, “rende inopportuna la sua individuazione come rappresentante istituzionale della Città, considerato il dibattito politico e pubblico che da anni accompagna quella vicenda”. I consiglieri invitano a trovare ambasciatori in altri ambiti dalla cultura, all'impresa, passando per la ricerca, lo sport e il volontariato, per individuare soggetti “in grado di promuovere l'immagine della città nel mondo senza suscitare divisioni o contrapposizioni”.