Le immagini della loro silenziosa protesta hanno fatto il giro del mondo, passando dai social. A distanza di alcuni giorni, le calciatrici iraniane che hanno manifestato contro il regime vigente in Iran hanno presentato richiesta d'asilo all'Australia per ottenere protezione. A muoversi in loro favore è stato anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha pregato l'Australia di accogliere le giovani giocatrici.
La scorsa settimana, in occasione della partita di Coppa d'Asia contro la Corea del Sud, le calciatrici della nazionale iraniana non hanno cantato l'inno della Repubblica Islamica per riprendere le proteste dello scorso gennaio e manifestare vicinanza nei confronti di chi è rimasto ucciso. La reazione dell'Iran non si è fatta attendere. Alcuni media iraniani e diversi commentatori hanno considerato il gesto come un tradimento in tempo di guerra, e non sarebbero mancate minacce indirizzate alla giocatrici e alle loro famiglie. Qualcuno teme anche la pena di morte in Patria. Pare che al termine del primo tempo della partita alle calciatrici sia stato intimato di cantare l'inno ed eseguire il saluto militare ad ogni match per evitare l'arresto dei familiari in Iran.
Per tutte queste ragioni, visto il clima tesissimo e la paura per la propria incolumità e quella dei propri cari, cinque atlete hanno lasciato l'albergo in cui alloggiava la squadra per raggiungere Camberra e presentare richiesta d'asilo. Questo quanto riferito da Iran International.
Le giocatrici coinvolte sono state identificate. Si tratta di Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi. Le giovani hanno eluso la sorveglianza dei funzionari del regime, di stanza nello stesso albergo, e lasciato Brisbane per recarsi nella capitale. Adesso si trovano sotto la protezione della polizia federale australiana.
Sulla vicenda è intervenuto il presidente Donald Trump. "L'Australia sta commettendo un terribile errore umanitario permettendo che la nazionale femminile di calcio iraniana sia costretta a tornare in Iran, dove molto probabilmente verrà uccisa. Non lo faccia, signor Primo Ministro, conceda ASILO. Se non lo farà, lo faranno gli Stati Uniti", ha scritto sui social. In serata è arrivata la replica del Primo ministro australiano, che ha accettato di accogliere le atlete.