Malgrado le tante divergenze di pensiero emerse in questi mesi, pare che il pensiero comune di tutti, dai genitori ai periti che si sono occupati di esaminare la situazione, sia identico: i bambini della famiglia nel bosco devono fare presto ritorno a casa. Questo il giudizio dei periti che hanno depositato il risultato del loro lavoro presso il tribunale dei minori dell'Aquila.
Non manca molto all'attesa decisione dei giudici, che dovranno deliberare in merito al ricongiungimento familiare. Nella perizia, gli esperti sottolineano che non è loro intenzione sostenere una possibile prosecuzione della permanenza dei minori entro le mura della struttura protetta in cui si trovano. "Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere", è quanto scrivono, come riportato dal Corriere. Le lacune nella preparazione dei piccoli sono evidenti e necessitano interventi. Tuttavia, secondo i periti, gli strumenti che si trovano adesso in mano Nathan e Catherine sono sufficienti allo scopo. I bambini potranno proseguire il percorso al fianco dei genitori.
Le lacune di cui parlano i periti sono quelle riscontrate negli ultimi mesi: carenze relazionali, carenze in ambito scolastico e carenze di tipo igienico-sanitario. "I bambini sono già arrivati in casa famiglia con carenze di maturità neuropsicologica. Infatti vanno considerate le condizioni dei minori all'ingresso in struttura, caratterizzate da trascuratezza sotto il profilo igienico sanitario ed educativo scolastico, risultando gli stessi privi di adeguate competenze specifiche scolastiche di base, con significative carenze nella capacità di lettura e di scrittura. Inoltre i minori risultano cresciuti in un ambiente caratterizzato da significativo isolamento socio relazionale, con ridotta esposizione a contesti educativi, socializzanti e di inclusione territoriale con carenza di esperienze con coetanei", si legge nella relazione.
È stato poi spiegato che durante la permanenza nella struttura, i piccoli hanno comunque mantenuto i contatti con la madre e il padre. Hanno intrapreso un percorso scolastico, e socializzato con gli altri bambini. Quanto alla figura di Catherine, la sua rigidità a collaborare è stata considerata insufficiente per parlare di "incapacità genitoriale". Lo stile educativo di Nathan e Catherine ha leso i diritti dei minori, ha concluso Ceccoli, tuttavia ci sono tutti gli elementi per porre rimedio.
