È un altro interrogatorio fiume di oltre dieci ore, quello di Jessica Moretti. Tocca a lei, dopo aver assistito a quello del marito Jacques, come prevede la legge svizzera, rispondere di nuovo ai pm. I gestori del Constellation per la terza volta, la seconda da indagati, sono comparsi davanti ai magistrati elvetici per dare la loro versione di fronte alle contestazioni emerse nella prima fase dell'indagine. "Non sono scappata dal Constellation, ma mi sono precipitata fuori per chiamare i soccorsi", ha ribadito Jessica Moretti. Che ha dovuto dare spiegazioni su quanto accaduto la sera della strage, sul perché siano state usate quelle candele scintillanti, e su chi abbia dato ai dipendenti, compresa Cyane, la cameriera di 24 anni morta nel rogo, l'ordine di portare le bottiglie in quel modo: a cavalcioni sulle spalle di un collega, e a sfiorare i pannelli fonoassorbenti che poi hanno preso fuoco.
Entrambi hanno già scaricato la colpa sui dipendenti: "Era una cosa che faceva lo staff, non era una mia iniziativa ma non l'ho mai nemmeno proibito", ha dichiarato lui. Una versione che coincide con quella della moglie, che ha anche detto di aver istruito il personale sulle misure di sicurezza, ma smentita da altre testimonianze, compresa quella di una ex dipendente del Constellation che ai magistrati ha riferito che la sera di Capodanno per servire le bottiglie aveva indossato una maschera bianca su richiesta di Jessica Moretti, e che Cyane aveva fatto altrettanto mettendo il casco che si vede nei video di quella notte. C'è il giallo su una foto segnalata da uno degli avvocati delle parti civili in cui si vedrebbe Jessica Moretti filmare il momento in cui il soffitto prende fuoco. Ma lei aveva dichiarato di non avere video della serata. Jacques ha puntato il dito sui controlli da parte del comune di Crans-Montana: "Erano andati bene" e dunque per lui ciò che è accaduto era "inimmaginabile". Gli avvocati della coppia in un'intervista hanno precisato anche che i Moretti avrebbero rispettato le direttive delle autorità comunali: "Viene detto loro cosa fare, lo fanno, il locale viene ispezionato e rispetta gli standard. Le tre ispezioni effettuate dal comune sono state condotte alla presenza di un funzionario dei vigili del fuoco. Le ispezioni hanno prodotto documenti che attestano che tutto è conforme alle normative in materia di sicurezza antincendio, capienza e uscite di emergenza".
Quanto alla porta di servizio al pianterreno chiusa a chiave, una cosa "non normale", ha detto Jacques Moretti ai pm, per i legali comunque "non era destinata a fungere da uscita di sicurezza". Sull'ipotesi che la Procura possa riformulare le contestazioni da colpose a dolose, per i legali sarebbe "assolutamente inconcepibile. Significherebbe che abbiamo un gestore che, nel corso degli anni, ha compreso e accettato un pericolo che avrebbe potuto portare alla morte di sua moglie, dei suoi dipendenti, degli amici, dei suoi clienti". Ieri c'è stato un incontro a Roma tra alcuni legali delle famiglie delle vittime e l'avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli per stabilire una linea comune nell'inchiesta aperta a Roma, oltre a quella in Svizzera.
