Non si placa il conflitto in Medioriente. Anzi, aumenta di intensità e rischia concretamente di allargarsi. Stati Uniti e Israele martellano l'Iran, colpendo anche gli impianti petroliferi e mettendo in ginocchio la capitale. Israele prende di mira anche il Sud del Libano a caccia delle postazioni di Hezbollah. Teheran risponde colpendo Israele ma anche i Paesi del Golfo, gli stessi a cui il regime aveva chiesto scusa, dagli Emirati, all'Arabia Saudita fino al Qatar e a Dubai. E ora non si esclude che proprio gli Emirati Arabi, dopo aver subito diversi raid, possano unirsi alla coalizione anti-aytaollah.
A Teheran esplosioni si sono sentite nella parte Nord-Est della città ma gli effetti più visibili dei raid sono stati sotto forma di fumo e aria irrespirabile, per gli attacchi alle strutture petrolifere. Colpiti quattro impianti di stoccaggio e un centro di trasferimento a Teheran e Alborz. La Mezzaluna Rossa iraniana ha avvertito del rischio di "pericolose piogge acide", che già hanno fatto capolino in città. "Piove petrolio", riferiscono testimoni dalla capitale iraniana, dopo che la notte scorsa è stata rischiarata dalle fiamme. Non solo. Un doppio attacco missilistico di Usa e Israele a Najafabad ha causato oltre 20 morti e 50 feriti. Le forze israeliane hanno comunicato di aver colpito anche il quartier generale spaziale e satellitare del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica che secondo l'Idf è stato utilizzato per "promuovere attività terroristiche". Colpiti anche 50 bunker di armi e munizioni oltre a diverse basi. In un raid è stato ucciso anche il segretario militare della Guida Suprema iraniana Abu-al-Qasem Baba'iyan, nominato solo pochi giorni fa dopo che il suo predecessore era stato ucciso. Distrutti anche diversi caccia nell'aeroporto di Isfahan.
Delicatissimo il capitolo legato agli Emirati Arabi. Abu Dhabi ha annunciato che "le difese aeree hanno rilevato 17 missili balistici, di cui 16 distrutti, mentre uno è caduto in mare. Rilevati anche 117 droni, di cui 113 intercettati e 4 caduti nel territorio nazionale". I media israeliani riferiscono che "gli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato per la prima volta in Iran". Un possibile segnale, con gli Emirati che potrebbero voler entrare nel conflitto solo in maniera limitata. Secondo le voci diffuse da Israele, avrebbero colpito l'impianto di desalinizzazione sull'isola di Qeshm. Ma i vertici emiratini hanno definito "fake news" le notizie di Tel Aviv. "Quando facciamo qualcosa, abbiamo il coraggio di annunciarlo. Ma ci difenderemo se attaccati", spiega il governo.
Non solo Emirati. L'Iran sta colpendo tutti i Paesi del Golfo, nonostante il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi specifichi che stanno colpendo solo le basi americane "che purtroppo si trovano in quei Paesi" e nello specifico sistemi radar, gli equilibri del Golfo restano complessi. In Arabia Saudita un razzo è caduto su un'area residenziale di Al-Kharj causando la morte di due persone e il ferimento di altre 12. Missili sono stati lanciati verso le città israeliane di Tel Aviv, dove le sirene di allarme sono risuonate più volte, e Bersheva e una base aerea in Giordania. In Kuwait è stata colpita una torre nel centro della capitale Kuwait City. Caldissimo anche il fronte libanese dove gli attacchi israeliani, che hanno preso di mira soprattutto il Sud del Paese, hanno provocato la morte di almeno 394 persone in una settimana secondo le autorità di Beirut. Caos anche in Iraq, dove a seguito degli attacchi la produzione petrolifera è crollata del 70% perché le esportazioni sono di fatto quasi impossibili. Lo stretto di Hormuz infatti, principale snodo del Golfo Persico, nonostante le rassicurazioni di Teheran resta chiuso alle navi con conseguenze disastrose per i traffici verso l'Europa e, quindi, anche causa del rincaro dei prezzi. Speculazioni a parte.
