Un "ragno spaziale": cosa vuol fare la Cina

Scritto il 24/04/2026
da Federico Giuliani

La Cina sta sviluppando particolari tecnologie per costruire strutture nello Spazio ispirate al progetto “ragno” della Nasa

Un robot capace di “tessere” strutture nello Spazio come una ragnatela: è questa l’idea alla base di un progetto che sembra uscito dalla fantascienza ma che, da anni, affascina ingegneri e agenzie spaziali. In passato la Nasa aveva finanziato SpiderFab, un sistema robotico progettato per muoversi in orbita e costruire enormi infrastrutture – come antenne o centrali solari – utilizzando fibre di carbonio. Il progetto non è mai arrivato nello Spazio, ma il concetto di fabbricare direttamente in orbita resta uno degli obiettivi più ambiziosi dell’ingegneria aerospaziale. Questa visione è stata oggi rilanciata dalla Cina.

Il ragno spaziale della Cina

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, un team dello Shenyang Institute of Automation ha sviluppato alcune delle tecnologie chiave per rendere possibile una costruzione “in orbita” simile a quella immaginata da SpiderFab.

Gli scienziati, in particolare, hanno lavorato su materiali compositi in fibra di carbonio, modellati in lunghi tubi cavi tramite calore e pressione, progettati per essere leggeri ma resistenti. A questi elementi hanno aggiunto connettori realizzati con stampa 3D, uniti tramite laser per garantire collegamenti solidi senza l’uso di bulloni o colle.

Il risultato è un sistema modulare che può essere assemblato direttamente nello Spazio. Per dimostrarne la fattibilità, il team ha costruito in laboratorio una struttura simile a un’antenna in scala ridotta, mostrando che il metodo può funzionare. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Space: Science & Technology, punta a risolvere due problemi cruciali: produrre componenti strutturali in modo efficiente e garantire connessioni affidabili in condizioni estreme.

Un progetto ambizioso

La maggior parte dei veicoli spaziali viene costruita sulla Terra e poi lanciata in orbita, un processo che impone limiti rigidi. Le dimensioni sono vincolate dalla capacità dei razzi e le forti sollecitazioni del lancio rendono difficile trasportare strutture delicate o molto estese. Anche la Stazione Spaziale Internazionale, lunga oltre 100 metri, è stata assemblata pezzo per pezzo in più di un decennio e con decine di missioni.

L’idea di costruire direttamente nello spazio eliminerebbe questi limiti, permettendo la realizzazione di infrastrutture molto più grandi e complesse. Il gruppo di Shenyang ha inoltre ottimizzato i parametri di lavorazione per migliorare resistenza, rigidità e durata dei materiali, mentre il metodo di saldatura laser consente giunzioni più uniformi e stabili rispetto alle tecniche tradizionali.

Resta però una sfida fondamentale: verificare come questi materiali reagiranno nel lungo periodo all’esposizione a radiazioni cosmiche e raggi ultravioletti. Se superata, potrebbe aprirsi una nuova fase nella costruzione spaziale.