Il board of peace per Gaza avanti a ostacoli. Oggi le (poche) firme, invitato anche il Papa

Scritto il 22/01/2026
da Matteo Basile

Più che un board of peace sembra delinearsi un board of caos. Il progetto del presidente americano Donald Trump di creare un comitato internazionale, con tanto di obolo da un miliardo di dollari, per gestire la fase due del conflitto nella Striscia, va avanti a ostacoli. Trump spinge per chiudere tutto già a Davos ma sembra un progetto irrealizzabile tra chi ha subito aderito e firmerà già oggi, chi tentenna e chi si mette di traverso. Ad aver detto quasi subito di sì sono stati Argentina, Ungheria, Kazakistan, Uzbekistan, Marocco, Albania, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. Poi Israele, nonostante le perplessità. Chi non sa ancora come muoversi è il Vecchio Continente. "L'invito è oggetto di revisione politica e giuridica istituzionale", fa sapere Bruxelles. "Apprezziamo l'invito, sono in corso discussioni su come raggiungere l'obiettivo della pace in stretto contatto con i partner". Oggi è previsto un vertice dei Ventisette leader Ue con il board tra i principali temi di discussione. Da quanto trapela, la Commissione è molto scettico, se non del tutto contraria, al tentativo di Trump di "privatizzare" la gestione delle crisi al di fuori dei canali classici. I dubbi italiani, al di là dei rapporti personali e delle opposizioni di principio, hanno ragioni solide. È da valutare infatti quanto l'eventuale adesione del nostro Paese a un board del genere possa rispettare o meno i principi costituzionali, motivo per quale quantomeno i tempi non saranno brevissimi.

Intanto, il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, ha fatto sapere che anche Papa Leone XIV è stato invitato a prendere parte al board. "Anche noi abbiamo ricevuto questo invito. Il Papa lo ha ricevuto stiamo vedendo che cosa fare. È una questione che esige un po' di tempo per essere considerata e per dare una risposta", ha spiegato Parolin, precisando che "l'impegno del Vaticano non sarebbe economico, non siamo in grado di farlo", auspicando comunque che vengano rispettate "le regole della comunità internazionale". MBas