Morto un Khamenei se ne fa un altro. A confermarlo, seppur con altre parole, ci pensa ieri sera Hosseinali Eshkevari, membro di quell'Assemblea degli Esperti incaricata di sceglier il successore della Suprema Guida attraverso il voto dei suoi 88 componenti. "La persona che proseguirà il cammino dell'Imam Khomeini e quello del martire Imam Khamenei è stata scelta. Il nome di Khamenei continuerà". In quelle cinque parole di Eshkevari si cela la soluzione del rebus che da giorni arrovella e divide i vertici della Repubblica Islamica. Se il cognome di Khamenei "continuerà" il suo nome può essere soltanto quello di Mojtaba, il 55enne secondogenito della Suprema Guida indicato da tempo come suo successore. Ma per quanto prevista la sua elezione è risultata alquanto divisiva e contrastata.
La scelta di Mojtaba calpesta, infatti, almeno due precetti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Islamica. Il primo vieta la successione ereditaria. Il secondo, voluto a suo tempo dall'Imam Khomeini, impone che il candidato abbia raggiunto il più alto grado nella gerarchia degli ayatollah così da adempiere in maniera inappellabile al ruolo di "suprema giurisprudenza", ovvero di interprete della legge del Corano. E Mojtaba, promosso solo nel 2022 dal ruolo di hojjatoleslam a quello di ayatollah, è ben lontano dal possedere il requisito di Marja'-e Taqlid (fonte di emulazione) indispensabile per diventare Grand Ayatollah. Lo stesso Alì Khamenei avrebbe implicitamente escluso la scelta del figlio indicando come proprio successore il religioso Alireza Arafi. Non a caso Arafi è oggi membro del triumvirato di "leadership provvisoria" guidato dal presidente Massoud Pezeskhian assieme al capo del potere giudiziario Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i. Ma il carattere divisivo di Mojtaba deriva soprattutto dalla sua vicinanza ai vertici dei Guardiani della Rivoluzione. Il corpo dei pasdaran ha assunto nei decenni un ruolo ideologico e militare paragonabile a quello delle Ss all'interno del regime nazista. Al pari delle Ss i pasdaran gestiscono un'economia e un'industria parallela contrapponendosi politicamente al tradizionale potere del clero sciita. Durante il mandato di Khamenei hanno di fatto esautorato il potere di ministri ed esponenti religiosi della Repubblica Islamica imponendo la loro volontà in settori strategici come il nucleare, strategie militari e sicurezza interna ed esterna.
L'inadeguatezza di Mojtaba e la sua vicinanza ai pasdaran ha finito per trasformare il dibattito sulla successione all'interno dell'Assemblea degli Esperti in un'autentica guerra intestina. Non a caso venerdì il Consiglio del Discernimento - l'organo costituzionale incaricato di dirimere le controversie istituzionali - ha bloccato le deliberazioni dell'Assemblea degli Esperti e confermato i pieni poteri del Consiglio Provvisorio. Una mossa che per almeno 24 ore ha impedito la nomina di Mojtaba, delegato i pieni poteri al Presidente Pezeschian e rimesso in corsa Arafi. Ma nelle ore successive i pasdaran e le fazioni a loro vicine hanno cancellato d'autorità la mossa del Consiglio ordinando all'Assemblea degli Esperti di portare a termine il voto. Un voto che sancisce la vittoria degli irriducibili ed esclude per ora qualsiasi possibilità di negoziato o resa.
