Nell'era degli ADAS c'è ancora bisogno di imparare a guidare?

Scritto il 08/06/2026
da Cesare Gasparri Zezza

Radar, telecamere e assistenti elettronici rendono le auto sempre più sicure. Eppure una giornata alla Alfa Romeo Driving Academy di Varano de' Melegari dimostra che la consapevolezza di chi è al volante resta una componente fondamentale della sicurezza.

Il navigatore ci dice dove andare. I radar frenano se non ci accorgiamo di un ostacolo. Le telecamere leggono i cartelli stradali e aiutano a mantenere la corsia. Le automobili moderne sono diventate incredibilmente brave a correggere gli errori degli esseri umani. Eppure, basta arrivare all'autodromo di Varano de' Melegari per accorgersi che una domanda resta aperta: siamo ancora capaci di guidare davvero? È una riflessione che emerge quasi spontaneamente durante una giornata trascorsa alla Alfa Romeo Driving Academy powered by Scuderia de Adamich, una delle realtà più longeve della formazione automobilistica italiana. Non tanto perché si impari ad andare più forte, quanto perché si riscoprono concetti che molti automobilisti hanno dimenticato o forse non hanno mai realmente conosciuto. La giornata si apre con un breve incontro in aula. Gordon de Adamich e gli istruttori introducono alcuni principi fondamentali della dinamica del veicolo e della posizione di guida. Si parla di traiettorie, trasferimenti di carico, sottosterzo, sovrasterzo e frenata. Argomenti apparentemente tecnici che diventano immediatamente concreti quando si scende in pista.

Ed è proprio tra i cordoli che emerge uno degli aspetti più interessanti dell'esperienza. Gli istruttori non sono semplici formatori. Provengono dal mondo professionale delle competizioni e riescono a trasformare ogni esercizio in una lezione pratica facilmente comprensibile. Una correzione sul punto di frenata, una diversa impostazione della curva o una spiegazione sul comportamento della vettura possono fare una differenza sorprendente. Giro dopo giro, l'impressione è che tutti migliorino. Non necessariamente sul cronometro, ma nella capacità di leggere ciò che accade sotto le ruote. Si comprende meglio come reagisce un'automobile, come si spostano i carichi durante una frenata o perché una vettura tende ad allargare la traiettoria in ingresso curva. Elementi che in pista diventano evidenti ma che possono rivelarsi preziosi anche nella guida quotidiana. La telemetria svolge un ruolo importante. I dati raccolti permettono di confrontare le diverse percorrenze e di individuare errori che spesso sfuggono alla percezione del conducente.

È uno strumento che contribuisce a trasformare sensazioni e impressioni in elementi misurabili e comprensibili. L'organizzazione è uno dei punti di forza dell'Academy. I box sono stati trasformati in spazi accoglienti e climatizzati dove confrontarsi con gli istruttori tra una sessione e l'altra. Le vetture sono nuove, perfettamente preparate e mantenute con standard elevati. Tutto si svolge in condizioni di assoluta sicurezza, consentendo ai partecipanti di concentrarsi esclusivamente sull'apprendimento. Anche il circuito di Varano conferma la propria vocazione didattica. Le sue dimensioni contenute e la varietà del tracciato permettono di affrontare situazioni molto diverse tra loro senza l'intimidazione dei grandi autodromi internazionali. È un ambiente ideale per imparare, sperimentare e correggere i propri errori.

A disposizione degli allievi c'è una parte significativa della gamma Alfa Romeo. Se Giulia Quadrifoglio e Stelvio Quadrifoglio rappresentano il riferimento per chi cerca prestazioni elevate, una delle sorprese della giornata arriva dalla Junior Veloce. La compatta elettrica dimostra infatti che il divertimento di guida non è necessariamente incompatibile con la nuova mobilità a batteria. Accanto a lei trova spazio anche Tonale, utilizzata per diversi esercizi grazie al suo equilibrio complessivo. La scuola fondata da Andrea de Adamich e oggi guidata dal figlio Gordon continua così a svolgere una funzione che va oltre la semplice esperienza in pista. In un momento storico in cui l'automobile è sempre più capace di assistere il conducente, l'Academy ricorda che la tecnologia non elimina la necessità di comprendere ciò che accade al volante. Forse è proprio questo il paradosso della mobilità contemporanea. Più le auto diventano intelligenti, più diventa importante che chi le guida non smetta di esserlo. Perché radar, telecamere e software possono aiutare a evitare molti errori, ma la capacità di interpretare una situazione, reagire correttamente e comprendere i limiti propri e della vettura resta una responsabilità che nessun algoritmo può assumersi completamente. E una giornata a Varano lo ricorda con chiarezza.