"La Casa Bianca diventerà il suo handicap". Le speranze deluse di chi tifava contro Giorgia

Scritto il 22/01/2026
da Augusto Minzolini

La sinistra scommetteva sul caos. Il solito piano di Vannacci

Alla buvette di Montecitorio Piero Fassino, ex-segretario ds, è esterrefatto. Le esternazioni di Trump lo hanno scosso. "Vi ricordate - dice - la gag di Petrolini su Nerone. Quel duetto con il popolo romano che gli grida bravo e lui risponde grazie fino a dirsi bravo da solo: è lui! Un megalomane pazzo". La politica italiana come quella mondiale è scioccata da Trump. Sono spaventati i suoi detrattori, i suoi sostenitori e i suoi ex-fans. Il presidente Usa prima ha puntato alla rottura poi a sera a Davos ha annunciato l'accordo con la NATO sulla Groelandia ed è tornato indietro dal proposito di aumentare i dazi ad alcuni paesi europei rei di lesa maestà.

Giorgia Meloni tira un sospiro di sollievo, non nasconde una certa soddisfazione ma nessuno può cancellare la battaglia che ha diviso le due sponde dell'Atlantico questa settimana. Uno stress continuo che ha coinvolto pure la Premier. Due giorni fa dopo un colloquio con il capo dello Stato la Meloni ha deciso di prendere tempo sull'invito di entrare nel "board" per la pace per Gaza. "Che tipo di trattato è? Un po' strano", gli ha detto un perplesso Mattarella e la premier non ha nascosto di condividere le sue perplessità: "Caro Presidente la penso come te". Ne è uscita una risposta diplomatica: il governo valuterà gli elementi della proposta che pongono problemi costituzionali. E su Putin? "È presente anche nel consiglio sicurezza dell'Onu", ha minimizzato la premier. Però ieri, fino a tarda sera, è andato in forse la sua partecipazione al foro di Davos. "Secondo me non va, non conviene" confidava il ministro Foti alla Camera: "Ormai siamo in una pentola in piena ebollizione. Se va lì viene frullata". Una vecchia volpe come Pierferdinando Casini si è permesso anche di dare un consiglio: "Se fossi in lei mi defilerei".

Tenere insieme Usa ed Europa in questo momento è un rebus complesso come la quadratura del cerchio. Un compito più adatto ad un esperto di psichiatria che ad un politico. Basta pensare al discorso di Trump a Davos. Un'autolode infinita condita da giudizi sprezzanti verso gli altri. Un atteggiamento che gli ha inimicato l'Europa e ha diviso quelli che erano i suoi alleati, i sovranisti del vecchio continente: Bardella, il pupillo della Le Pen, su Trump ora la pensa più meno come Macron.

Insomma, The Donald ha disorientato tutti. Pure in Italia e nella maggioranza di governo. Se Tajani comunica il suo disappunto solo con lo sguardo per via del ruolo di capo della diplomazia, gli altri forzisti stentano a trattenersi. "Ci vorrebbe un minimo di dignità", sbotta Alessandro Cattaneo mentre il portavoce Nevi rifiuta ogni accostamento con Trump. "Ma siamo matti?! Come puoi andare d'accordo con uno che ti invita al board per Gaza e poi ti dice: se vuoi sederti al tavolo caccia i soldi".

Gli altri sono più cauti nelle prese di distanza per via dei rapporti che fino a ieri rivendicavano con Trump. "Con lui - spiega una delle teste d'uovo di Palazzo Chigi, Filini - non puoi ingaggiare un duello personale. Lo perdi. Sta asfaltando Macron. Pubblica pure i messaggi privati. Certo nel board per Gaza la presenza di Putin è imbarazzante". Mentre Donzelli si limita ad un giudizio estetico: "Diciamo che ha uno stile diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati". Per la Lega che faceva la ola è anche peggio. "Effettivamente è complicato - ammette Candiani - rapportarsi a lui".

A sinistra il tono il leit motiv è un mezzo rimprovero alla Meloni per non essere stata avveduta nel rapporto con il personaggio. In mezzo al Transatlantico i piddini Guerini e Amendola si calano nei panni dei facili profeti. "Questi due bischeri - ci tiene a dire Amendola - sono mesi che dicono come il rapporto con Trump sarà la fine della Meloni e metterà in crisi i sovranisti europei. Lui pensa solo agli interessi americani e ai suoi. Lei si era messa in testa di costruire un ponte e adesso che crolla si ritrova sotto i coccodrilli". Dario Franceschini, invece, considera un errore "il gioco di rimessa" della Premier . "Con gli altri paesi europei - spiega - che stanno messi male, la Meloni avrebbe potuto guidare l'integrazione europea. Poteva approfittarne, l'Italia aveva una grande occasione. Invece ci siamo ridotti ad accontentarci del fatto che la Meloni sia un pò meno trumpiana anziché capire l'opportunità unica che stiamo perdendo".

C'è anche chi è convinto che la politica estera da principale "asset" dell'ascesa della Meloni diventerà il suo "handicap". Un redivivo Giorgio La Malfa che sabato metterà insieme una strana compagnia (Giuseppe Conte, i pd Onorato e Amendola e Gozi) profetizza: "Trump farà perdere le elezioni alla Meloni". Il paradosso è che per l'eterogenesi dei fini chi si propone come nuovo interlocutore di The Donald a destra, il generale Vannacci, persegue gli stessi obiettivi. Ieri Ziello, uno dei suoi seguaci in Parlamento ha portato questo messaggio ad un partito dell'opposizione: "Aiutateci ad avere eco mediatico. Fra una settimana faremo il gruppo parlamentare. Saremo in quattro. Fra quindici giorni fonderemo il partito che punterà ad essere la AFD italiana. E alle elezioni ci presenteremo fuori dal centro-destra per far perdere la Meloni". Giochi o illusioni?