"Non ci rappresenta". L'8 marzo in piazza contro il governo guidato da una donna

Scritto il 09/03/2026
da Francesca Galici

Le femministe di "Non una di meno": cortei "anti tutto", ma non per le donne

L'8 marzo, Giornata internazionale della donna, è diventato l'ennesimo pretesto per manifestare contro il governo, nonostante sia il primo della storia italiana guidato da una donna. «Siamo qui contro un governo che non ci rappresenta», hanno scandito al megafono a Torino le femministe di Non una di meno, che hanno organizzato 48 ore di manifestazioni, un intero weekend di piazze occupate e di slogan antigovernativi che si concluderanno oggi con lo «sciopero transfemminista». Ma basta guardare le piazze, ascoltare gli slogan che vengono scanditi, per capire che della causa femminista è rimasto molto poco in favore di contestazioni politicizzate. Sono schiacciate sulle posizioni della sinistra radicale, incapaci di rappresentare le vertenze delle donne ma capaci di sfregiare (ancora) i giardini Indro Montanelli a Milano. Per decenni la sinistra ha teorizzato la necessità di una leadership femminile, invocando la parità di rappresentanza, salvo poi disconoscere il risultato quando è arrivato grazie a un'area politica avversaria. E quando Meloni dimostra di poter guidare il Paese e fare la mamma, come accaduto sabato a Tivoli dove ha seguito sua figlia alle gare di danza, viene perfino insultata come madre, come donna e come premier. E a insultarla, spesso, sono proprio le donne.

Milano, Torino, Roma, Bologna e Napoli, ma anche Firenze, Genova, Palermo. In tutta Italia le femministe di Non una di meno hanno portato in piazza l'odio politico, contestando il governo di una donna che non sarebbe abbastanza «femminista» secondo canoni arbitrari, ignorando che la presenza stessa di una donna a Palazzo Chigi rappresenta la più grande smentita nei confronti di quel patriarcato che le piazze dicono di voler abbattere. Dal corteo della Capitale, l'onorevole Laura Boldrini del Partito democratico punta il dito contro il governo, perché «boccia e ostacola qualsiasi provvedimento dell'opposizione che vada nella direzione dell'uguaglianza». Eppure, l'occupazione femminile è in crescita, è al livello più alto di sempre e il governo sta lavorando per migliorare le condizioni di lavoro perché, come ha detto la premier, «nessuna donna debba scegliere tra libertà, lavoro, famiglia e realizzazione personale». La strada è lunga ma si sta lavorando, così come si sta lavorando contro la violenza sulle donne: eppure le femministe sono in piazza per contestare il Ddl Bongiorno, gettano letame sotto l'ufficio della senatrice della Lega, gridano slogan contro di lei nelle piazze, solo perché non è scritto come loro vorrebbero. Eppure, questo è il governo che ha fatto di più anche in tal senso: la stessa Giulia Bongiorno è da anni in prima linea contro la violenza sulle donne con una propria associazione.

«Questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione e precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche autoritarie precise», accusano le femministe in manifestazione, durante la quale imbrattano muri e scandiscono cori contro la polizia dietro passamontagna integrali. Una sconfitta culturale su tutta la linea.