Questione di nero

Scritto il 24/04/2026
da Tommaso Cerno

Mi sembrava strano che la sinistra non avesse capito la norma per agevolare i rimpatri dei clandestini su base volontaria. Già aveva finto di non comprendere il modello Albania che mezza Europa vuole copiare, giocando sull'ambiguità di parole come deportazione e lager, mentre si tratta di un controllo al di fuori dei confini, proprio per impedire la dispersione sul territorio europeo di chi non ha titolo per rimanerci. Ma immaginare che non avesse capito nemmeno la direttiva europea che hanno votato loro, pensato loro, imposto loro ai Paesi dell'Unione e cioè quella che non solo autorizza, ma prevede che vi siano degli incentivi per far ritornare nel proprio Paese quegli stranieri giunti al confine con l'Europa e che non hanno alcun titolo per rimanerci, sarebbe stato surreale. Il problema qual è? Che molti a sinistra ci mangiano proprio sui rimpatri. E cioè pagando con soldi pubblici gli avvocati che, anziché favorire il rientro a casa propria di chi non può stare qui, favoriscono la permanenza in Italia in regime di clandestinità. Sono decine di milioni di euro ogni anno. Il Giornale ha iniziato a raccontare i singoli casi in questa inchiesta di Francesco Boezi. Si sta scoperchiando il vero affare sulla pelle dello straniero. Ha un colore politico che prende lentamente tonalità. Cercheremo di capire di che mercato si tratta e di chi fa gli interessi. Per ora pubblichiamo le prime, drammatiche storie di vita reale. Che mostrano la superficie di un traffico di uomini legalizzato. E quel confine grigio con chi poi finisce per prenderli in carico: o lo Stato a suon di miliardi pubblici o, come vediamo in giro per le nostre città, i criminali.