Il mio SI al Referendum nasce da una conoscenza interna del sistema e del funzionamento condizionato gestionale del sistema Giustizia. È una presa di posizione maturata non per appartenenza ideologica ma per esperienza diretta. Il referendum sulla giustizia rappresenta un passaggio decisivo per ricostruire fiducia e credibilità, perché l'abbrivio di gloria generato negli anni che furono è stato, in alcuni casi, vanificato da comportamenti che hanno instillato tanti dubbi nei cittadini.
Il punto di partenza è la centralità del cittadino nel processo, quest'ultimo deve tornare al centro e percepire davvero l'equidistanza tra le parti in Aula, un obiettivo che passa anche dal riconoscimento pieno del ruolo e del rispetto in Aula degli Avvocati, questi ultimi, troppo spesso, non messi nelle condizioni migliori di esercitare il proprio delicato ruolo. Molti cittadini hanno pagato spesso, sulla loro pelle, gli errori di giustizia, generati in talune circostanze anche dalla mancanza di reale specializzazione, poiché i fascicoli sono sempre maggiori, le tipologie di reato proliferano con l'evolvere della società, e non sempre è possibile approfondire le tematiche. Questa è la cruda verità. Quello che non comprendo è come dinnanzi a numerose casistiche di cittadini arrestati e poi assolti, società sequestrate poi dissequestrate, ma nel frattempo distrutte, famiglie per strada, onorabilità distrutta, ancora ci siano levate di scudi, chiaramente esclusivamente per motivazioni ideologiche che poco hanno a che fare con la Giustizia, sulla necessità di modernizzare un sistema non più aderente alla società attuale. Il nodo centrale della Riforma è il sorteggio per l'accesso agli organi di autogoverno, inutile girarci intorno, difatti oggi, per arrivare ai vertici della magistratura, piuttosto che valutare il percorso professionale, serve avere la tessera di una corrente. Chi come me poi ha espresso posizioni divergenti rispetto al mindset Istituzionale, che non critica il sistema politico a prescindere, che non si alza in Aula alla presenza del Ministro solo perché è di un Governo piuttosto che di un altro, è ritenuto filo Governativo e dunque messo all'indice, isolato. Si è sedimentata in tanti l'idea che l'importante non è cosa venga realizzato che possa essere utile o meno, ma piuttosto chi lo realizzi. Non molti sono a conoscenza che già nel febbraio 2022, pochi mesi prima dell'arrivo del Governo Meloni, si era svolto nelle date 27 e 28 Gennaio un Referendum consultivo indetto a norma dell'art. 55 dello Statuto dell'Anm, dove, guarda caso, era stato proposto il quesito per il sorteggio dei membri del CSM, perché all'interno della Magistratura è chiaro a tutti che debbano essere apportati dei correttivi. Ebbene, quando è stato svolto il quesito in argomento, on line, su una base di 7.872 elettori, si sono pronunciati 4.275 magistrati, con 2.475 voti per il No e 1.787 per il Si. In quell'epoca influenti Magistrati andavano ogni sera in tv, sostenendo ai tempi - l'assoluta opportunità della riforma, oggi, invece, sorprendentemente, non si comprende la ratio di questo cambiamento, ma che ha tanto il sapore di un regolamento di conti che va oltre, quasi personale e che la riforma sia un terreno di scontro quasi casuale. Se era valida tre anni fa questa riforma, mi spiegate cosa sia cambiato? In queste settimane, alcuni colleghi facendo disinformazione, poiché diffondono dati non coincidenti con la realtà, fanno comprendere che con la prossima riforma il Magistrato finirà sotto l'egida della politica: si può sapere dove sia scritto, in quale punto della domanda referendaria. La verità è che con l'attuale sistema, i vertici sono scelti dalla politica, scelti dai partiti, che nella Magistratura si chiamano correnti, per cui in capi degli uffici sono sintesi di accordi politici, e tutto quello che è frutto di accordo, in astratto, non è mai pienamente libero. Per cui anche se fa figo fare i Giacobini in realtà quelli che sono stati scelti rappresentano il sistema, perché eletti con il voto delle correnti, altrimenti non starebbero dove sono. Mi ha fatto si piacere, ma mi ha fatto riflettere allo stesso tempo, la solidarietà che mi è stata espressa in più circostanze dai colleghi, i quali in stile moti carbonari, in segreto, mi hanno formulato i complimenti per le idee da me portate avanti. Tra lo sbalordimento e l'incredulità dico loro che dello Stato, che io sappia, non si dovrebbe avere alcuna forma di timore, sono altri che ragionano in questo modo, sono coloro i quali hanno fatto saltare i Nostri per aria, li hanno costretti a dormire in caserme e non poter avere il piacere neanche di andare a fare una passeggiata, quando avere il coraggio delle proprie idee, per i Magistrati, rappresentava questo.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di vertici ponderati, che abbiano la pacatezza, che lancino messaggi rassicuranti, che se non concordino nell'utilità di una riforma, in punto di diritto ne evidenzino i limiti, non abbiamo certamente bisogno di coloro i quali terrorizzino gli altri in virtù di posizioni di forza, perché tutto questo, Noi Magistrati lo abbiamo combattuto. Ritorniamo ad avere l'orgoglio di dire alle persone non sarò ricco, non sarò in un modo piuttosto che in un altro, ma sono un Magistrato, fiero di esserlo, perché mi porto dietro dei valori, non nasco come frutto di un compromesso. Riprendiamoci in modo istituzionale gli applausi nei licei per il coraggio delle idee, delle vite messe al servizio dello Stato, non per la contrapposizione politica, che non dovrebbe appartenerci ma per colpa di alcuni sembra ormai quasi costituirne il DNA. Vedete la Guerra è fatta di vecchi che parlano e giovani che muoiono, qui mi sa tanto che per accontentare una cerchia oligarchica che non vuole lasciare il potere si stanno distruggendo secoli di onorata storia, di tutti quegli Uomini e Donne che hanno servito con disciplina ed onore lo Stato.
*Pm della procura di Santa Maria Capua Vetere
