Tutti i salmi finiscono in gloria. Alla fine - fa ridere perfino dirlo - Donald Trump non voleva invadere nessuno, né la Groenlandia né le cantine dello Champagne di quel bollito di Macron - ma voleva, all'italiana, vedere l'effetto che fa. E cioè capire che pezzo di Europa anti americana sarebbe stata pronta a rompere l'Alleanza atlantica alla vigilia del nuovo mondo post globale con la Cina pronta a prendersi tutto, e chi invece stava con l'Ovest, come si diceva una volta. E la risposta è semplice: la sinistra che predica democrazia e razzola regimi non vedeva l'ora di cascarci anche stavolta. Così ossessionata dai conservatori da preferire islamisti, comunismo cinese e roba del genere. Alla faccia dei diritti civili e balle varie che va celebrando in piazza. Ma ormai è talmente prevedibile che chi ci casca è fesso. Che Donald Trump non si fidi di noi non solo è logico, infatti, ma è cosa buona e giusta. Chiunque di fronte a un alleato così farebbe come lui. Non per invadere la Groenlandia, che nessuno invaderà mai, ma per capire davvero con chi sta trattando.
D'altra parte noi siamo abituati a Bruxelles a parlare di civetterie. A disquisire di leggi inutili e regolamenti. A farci le unghie con il woke e la cultura gender. Pronti sempre a deridere l'America salvo poi accorgerci che il Paese della democrazia è mille volte meglio di quei Paesi in cui la gente libera è messa, quando va bene, in carcere. In altri casi a morte. Ma contro gli Usa va bene lo stesso. Perché fa salotto buono. Salotto buono per fessi.
