Si torna a parlare di lotta all'inquinamento, uno dei capisaldi dell'Unione europea. In futuro le bottiglie di plastica, che hanno già subito diverse trasformazioni, cambieranno ancora. La lotta alla plastica monouso sarà serrata, e si arricchirà di altri aspetti importanti. Già adesso vige una normativa che ha radicalmente cambiato le nostre abitudini, portando anche a delle polemiche, ma la novità non sono finite.
Dopo l'obbligo di realizzare bottiglie con tappi attaccati, entrato in vigore nel 2024, abbiamo avuto la direttiva che impone almeno il 25% di plastica riciclata nella composizione dei recipienti (gennaio 2025). L'introduzione dei tappi attaccati alla bottiglia non è piaciuta a molti: sono tanti a trovare scomoda questa soluzione, inoltre è molto facile rimuoverli. Ecco perché le aziende stanno lavorando per cercare delle alternative, magari modificando la struttura del tappo. Questa sarà sicuramente una sfida per il prossimo futuro. Ma non finisce qui.
Gli esperti stanno lavorando anche a una nuova composizione delle bottiglie, così da renderle meno inquinanti. La parola chiave è bioplastica. L'Unione europea, infatti, non intende ridurre la quantità di rifiuti, ma anche rendere gli imballaggi più riciclabili e degradabili. Ecco perché è così importante parlare di materiali. Stando alle direttive, entro il 2029 il 90% delle bottiglie di plastica dovrebbe essere raccolto separatamente dal riciclo totale. Ed entro il 2030 le bottiglie dovranno contenere il 30% di plastica riciclata.
Intanto si lavora per cercare un materiale alternativo, meno inquinabile. Si parla di bioplastica compostabile o biodegradabile a base di PLA o PHA. Non è una scelta molto economica, almeno per il momento. Tuttavia si potrebbe davvero ridurre l'impatto sull'ambiente. Il PLA (Acido Polilattico) è attualmente la bioplastica più comune e consolidata, con costi minori. Deriva dalla fermentazione di zuccheri vegetali. Il PHA (Poliidrossialcanoati) è invece una novità che si sta facendo largamente strada. Viene prodotto grazie a dei batteri che formano il polimero come riserva partendo da oli vegetali o scarti organici. Entrambi vanno smaltiti nella raccolta dell'umido.
