Dfp, Giorgetti mette i conti in sicurezza

Scritto il 24/04/2026
da Gian Maria De Francesco

Crescita allo 0,6% e deficit sotto il 3% entro l'anno. L'Ocse avverte: "Rischi significativi"

Il Documento di finanza pubblica (Dfp) fotografa un'Italia che regge all'urto di uno scenario internazionale profondamente mutato, ma la fotografia rischia già di essere vecchia. Lo ammette per primo il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che nella presentazione avverte che le stime "richiederanno aggiornamenti". Il quadro, riconosce, è "in peggioramento rispetto allo scorso autunno", a causa di "elementi che operano in senso stagflativo", legati alla guerra in Medioriente. Eppure, la strategia di fondo resta immutata: prudenza, credibilità e, soprattutto, conti sotto controllo.

Le previsioni di crescita che il governo ha iscritto nel documento sono dello 0,6% per il 2025 e per il 2026, con una risalita allo 0,8% nel biennio successivo. Nello scenario peggiore di prosecuzione del conflitto le tensioni sui prezzi energetici determinerebbero un +0,4% quest'anno e una moderata recessione nel 2026 (-0,2%). Giorgetti ha sottolineato che "il contagio è per il momento limitato agli indicatori finanziari e di percezione e non si è ancora propagato all'economia reale". Una distinzione che rafforza la lettura di un sistema più resiliente rispetto al passato.

Anche l'Ocse ha rivisto al ribasso le sue stime per l'Italia, tagliando le previsioni di crescita allo 0,4% per il 2026 e allo 0,6% per il 2027. I rischi su tale scenario, avverte l'organizzazione parigina, "sono significativi e in qualche modo orientati al ribasso", anche se, vista l'incertezza internazionale, la variazione potrebbe anche essere positiva. Il capo economista dell'Ocse Stefano Scarpetta ha evidenziato tuttavia come l'economia italiana si sia mostrata "resiliente", sollecitando il paese a proseguire con la riduzione del deficit.

Il cuore della strategia di Giorgetti, infatti, resta il consolidamento dei conti pubblici. Il Dfp conferma il ritorno del deficit sotto la soglia del 3% del Pil entro quest'anno, con una riduzione progressiva fino al 2,1% nel 2029. Un risultato che apre la strada all'uscita dalla procedura per deficit eccessivo, anche se l'uscita stessa viene rinviata al 2027. Il debito pubblico è atteso in calo dopo il picco al 138,6%, fino al 136,3% nel 2029. Giorgetti è stato esplicito sui vincoli. "I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati", il che impone la necessità di "ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti" anche nella difesa. Un capitolo a parte, infatti, merita il programma Safe, lo strumento europeo per il sostegno al riarmo. Il Dfp ricorda che nel 2025 l'Italia ha chiesto prestiti garantiti dall'Ue per un importo di 14,9 miliardi, poi confermati dopo l'approvazione del Piano nazionale di investimenti per l'industria della difesa.

Questi programmi non mutano la politica economica del governo, basata su interventi selettivi. Giorgetti è stato netto: l'esecutivo "continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese", ribadendo però la necessità di non compromettere la stabilità finanziaria. Resta aperta anche la possibilità di un coordinamento europeo, lo stesso su cui ieri ha insistito Meloni al Consiglio Ue. "Sosterremmo proposte che consentissero di dare efficaci risposte da parte della Commissione europea", ha affermato. Sano realismo, non scetticismo. "Io pessimista? Seguite i telegiornali e poi ditemi voi...", ha ironizzato ieri il ministro dell'Economia.