Il governo si muove in due direzioni per recepire i dubbi del Colle e correggere l'emendamento, approvato con il Decreto sicurezza, che introduce un contributo economico per gli avvocati che assistono gli immigrati nelle procedure di rimpatrio. Oggi il provvedimento incassa dall'Aula di Montecitorio, dopo una doppia nottata di maratona parlamentare, la conversione finale in legge. Tra Quirinale, Palazzo Chigi e Montecitorio si gioca una partita sui tempi. Il voto finale al Decreto sicurezza è atteso per le 11 e 30. Arriva al fotofinish, domani è fissato il termine ultimo per la conversione.
Nelle stesse ore, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riunirà a Palazzo Chigi (prima della firma del Capo dello Stato Sergio Mattarella al decreto Sicurezza), il Consiglio dei ministri per varare un nuovo decreto che modifichi l'emendamento 30 bis (firmato da Mario Occhiuto, Mariastella Gelmini e Marco Lisei) sul rimpatrio volontario. I dubbi del Colle, messi agli atti mercoledì durante il faccia a faccia tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, riguardano due punti dell'emendamento 30 bis: il contributo economico per gli avvocati e il rimpatrio volontario. C'è poi un terzo punto, su cui il governo sta ragionando: la copertura economica. La previsione nel testo che lega il contributo al rimpatrio volontario è il punto centrale su cui si è concentrata la moral suasion degli uffici del Quirinale.
L'idea che si fa largo è quella di intervenire su due punti della norma. Primo: il contributo di 615 euro sarà destinato per chi segue la pratica del migrante anche nei casi in cui questa non si concluda con il rimpatrio volontario. Il secondo è l'ampliamento della platea dei possibili soggetti abilitati a beneficiarne. Oltre agli avvocati, dovrebbero rientrare mediatori culturali e Ong: tutti soggetti abilitati a ricevere il contributo per l'assistenza al migrante. Sarà necessario comunque un decreto attuativo per ampliare i beneficiari.
Al decreto di modifica stanno lavorando gli uffici del ministero dell'Interno, della presidenza del Consiglio e di via Arenula di concerto con il Quirinale. Il fattore tempo diventa un elemento chiave della partita. Il Cdm dovrà varare il decreto correttivo prima che l'altro Decreto (sicurezza) arrivi sulla scrivania del Presidente Mattarella per la firma. Evitando così lo scenario di una mancata firma che potrebbe poi pregiudicare l'intero impianto del provvedimento.
Dal governo trapela fiducia. Ieri il sottosegretario Mantovano ha rassicurato tutti: "Il caso è chiuso". Mentre il governo mette in sicurezza un pacchetto importante di norme che rafforza le misure contro baby gang, dà più tutele alle forze dell'ordine e intensifica la lotta all'immigrazione illegale, la sinistra gioca l'altra partita a Montecitorio per far decadere il decreto. Tra ostruzionismo e parole in libertà: sono le due armi delle opposizioni. Dopo la nottata per la discussione degli ordini del giorno (circa 200), ieri tutti i parlamentari dei gruppi di opposizione si sono iscritti a parlare. Interventi a ripetizione. Il tempo per ognuno è 10 minuti. Una maratona di 20 ore. Fino alle 11 e 30 di oggi. Quando sarà in programma il voto finale sul decreto sicurezza. Poi la palla passa a Chigi e Quirinale.
