Per il referendum Marina Berlusconi sembra proprio sulla stessa linea di Sergio Mattarella: "Basta toni da derby", dice in una lettera su Repubblica. La figlia del Cavaliere, con toni molto pacati, dà una scossa al fronte del Sì alla separazione delle carriere e invita tutti a votare il 22 e 23 marzo abbandonando le "tifoserie" tra destra e sinistra, "che impediscono di valutare in modo obiettivo il merito della riforma" e spingono a scegliere "più con la pancia che con la testa". Lo fa nella giornata in cui Giorgia Meloni annuncia che giovedì sarà a Milano al teatro Parenti per il referendum, con l'evento "Una riforma che fa giustizia". E in cui la Meloni, ospite di "Fuori dal coro", sottolinea come le toghe ostacolino il governo: "i giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di un altro immigrato stupratore di minore, condannato per violenza sessuale su un minore".
Il tutto anche nel giorno in cui il presidente del Senato rotesta contro "tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università", perché ha "affibbiato a me (assieme a Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio) l'insulto di bandito che esula da qualsiasi argomentazione, finanche strumentale, ideologica o propagandistica". La seconda carica dello Stato indirizza un ultimatum a Montanari che sui social fa campagna elettorale per il No dicendo: "Comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi?". Per La Russa è troppo: "Lo invito a scusarsi prima di dover fare ricorso alle vie giudiziarie che di solito non uso mai".
L'invito di Marina Berlusconi a recuperare "un po' di sano buon senso" arriva in questa giornata dai toni arroventati. La presidente di Fininvest scende in campo mentre "un'ennesima guerra sciagurata, come tutte" rischia di mettere in ombra l'importanza del voto. Con il fronte del No in rimonta e un sostanziale pareggio, probabilmente sarà la partecipazione alle urne ad essere decisiva e soprattutto per il centrodestra, secondo i sondaggisti. La Berlusconi spiega che per riformare la giustizia bisogna liberarsi delle "gabbie ideologiche" e che giustizia e politica dovrebbero "correre su binari ben distinti". Ecco perché, serve la separazione delle carriere che assicura "la terzietà della funzione giudicante, sempre nel pieno rispetto, anzi con un rafforzamento, dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura". Per Marina l'elemento cruciale della riforma è "la creazione di un netto argine all'influenza della politica all'interno del Csm, con il sorteggio dei suoi membri che, di conseguenza, verranno liberati dal giogo delle correnti". Per togliere al referendum la connotazione politica, ricorda che il garantismo è nel patrimonio della sinistra e arriva a dire che "se dovesse vincere il Sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre, sarà una grande vittoria degli italiani". Lo fa proprio sul giornale che ha avversato il padre "con una durezza mai riservata ad altri, spesso strumentalizzando proprio temi giudiziari". Tra gli azzurri, invita a "spezzare le catene del pregiudizio" il presidente della Camera Giorgio Mulè. l ministro per le Riforme Elisabetta Casellati sottolinea che "è un intervento che riporta il confronto sul merito delle questioni, lontano dalle contrapposizioni ideologiche che troppo spesso accompagnano il dibattito sulla giustizi".
C'è anche la vicenda degli insulti sui social a Francesca Scopelliti, presidente dei comitati Cittadini per il sì, da parte di alcuni del fronte opposto. Le esprime solidarietà l'azzurro Pierantonio Zanettin, sottolineando che "la mancanza di argomenti si trasforma in odio digitale" verso una persona che s'impegna da "molto tempo in favore di una giustizia migliore".
