Si chiudono le indagini sul caso della laurea di Maria Rosaria Boccia. L’atto è stato depositato oggi al Tribunale di Napoli, sezione Sicurezza dei Sistemi Informatici, come riportato da Fanpage. Al centro dell’inchiesta c’è la tesi di laurea presentata dall’imprenditrice - al centro delle cronache per il legame avuto con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano - all’Università telematica Pegaso. Che ha fatto sapere di ritenersi parte lesa e che si costituirà parte civile.
La Procura partenopea le contesta due ipotesi di reato: la prima riguarda l’elaborato discusso in occasione dell’esame di laurea del Corso di Economia e Management, sostenuto in modalità telematica il 23 gennaio 2023. Boccia avrebbe presentato come proprio un lavoro dal titolo: "Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica". Una tesi che - stando agli accertamenti - sarebbe in larga parte sovrapponibile a quella di un’altra studentessa, laureata alla Luiss di Roma nell’anno accademico 2017/2018 con una tesi triennale dal medesimo titolo.
L’Università Telematica Pegaso è parte lesa nella vicenda
In relazione alle notizie diffuse dai media riguardanti la Laurea in Economia Aziendale di Maria Rosaria Boccia presso l’Università Telematica Pegaso, l’Ateneo tiene a precisare che l’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dalla stessa Università, che risulta parte lesa nella vicenda. La Procura ha richiesto all’Ateneo la documentazione necessaria, senza procedere ad accessi invasivi. Già lo scorso settembre, a seguito di un servizio giornalistico in cui erano stati sollevati alcuni dubbi in merito all’autenticità della tesi di laurea della Sig.ra Boccia, l’Università aveva avviato le opportune verifiche sul titolo e sull’elaborato, nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e riservatezza, adottando le misure più adeguate in conformità con le normative vigenti e gli interessi coinvolti.
Ora la difesa dell’imprenditrice potrà depositare memorie, produrre documenti e chiedere l’interrogatorio, nel tentativo di contestare la ricostruzione dell’accusa e smontare gli addebiti mossi dalla Procura.
