Tar sempre più anti-governo: "Illegittima la precettazione dello sciopero del novembre 2023"

Scritto il 22/01/2026
da Lorenzo Grossi

A due mesi esatti dalla celebrazione del referendum confermativo sulla giustizia s'intenfica il forcing delle toghe contro i provvedimenti assunti dal governo Meloni

Dopo pochi giorni dall'emissione di un altro verdetto che aveva fatto discutere politicamente molto, arriva un'altra sentenza del Tar (questa volta del Lazio) che cerca in qualche modo di mettere i bastoni tra le ruote al governo Meloni. Secondo il Tribunale Amministrativo Regionale, infatti, il provvedimento con il quale il ministero dei Trasporti aveva imposto la precettazione e la riduzione a quattro ore dello sciopero nazionale di tutti i servizi pubblici e privati indetto per il 17 novembre 2023 "non appare congruamente motivato ed è stato adottato, nella specie, in carenza del fondamentale presupposto che soltanto lo può giustificare". Questo perché sarebbe avvenuto "senza la previa segnalazione" da parte della Commissione di Garanzia Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali. Ed è così che il Tar del Lazio ha accolto perciò la domanda di accertamento dell'illegittimità proposta da Cgil e Uil.

I giudici hanno preliminarmente ritenuto fondata l'eccezione "di inammissibilità/improcedibilità dell'azione caducatoria, formalmente articolata in atti dal Mit, nella considerazione che l'impugnata ordinanza di precettazione ha ormai completamente esaurito i propri effetti". Ciò posto, il Tar ha ritenuto che la domanda di accertamento dell'illegittimità dell'ordinanza di precettazione debba essere accolta "in relazione alla mancata individuazione, nell'atto impugnato, di quei requisiti di necessità e di urgenza che… fondano il potere di impulso ministeriale nel caso di specie esercitato". La normativa, infatti, prevede che "il potere di precettazione possa essere esercitato dal MIT di propria iniziativa 'su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza".

Ecco che allora, l'esame della documentazione "mette in luce come la Commissione… abbia ritenuto opportuno soltanto adottare un invito formale… senza, però - a differenza di quanto avvenuto in fattispecie precedenti - nulla segnalare al Ministero in ordine all'adozione dell'ordinanza di precettazione". E "senza la previa segnalazione da parte della Commissione, risultava indispensabile la chiara esplicitazione delle speciali ragioni di necessità e di urgenza, relative a fatti sopravvenuti eventualmente occorsi a ridosso dell'astensione, tali da legittimare l'intervento officioso del Ministro". Cosa, questa, che nel caso specifico, è stata ritenuta mancante.

Di pochissimi giorni fa era stata invece la sentenza del Tar della Lombardia che aveva sospeso i divieti amministrativi - i cosiddetti daspo urbani - notificati ad alcuni ragazzi, maggiorenni e minorenni, arrestati il 22 settembre scorso dopo gli scontri seguiti al corteo pro-Gaza alla stazione Centrale di Milano. I provvedimenti colpivano due studentesse universitarie di 21 anni e due liceali minorenni: per due anni era stato loro vietato “stazionare” nei pressi di ristoranti, bar e altri locali in diverse zone della città; per un anno, invece, l'accesso o l'avvicinamento alla stazione Centrale, ai treni, alla metropolitana e alle aree limitrofe. I daspo erano stati emessi il primo ottobre e notificati dalla Questura di Milano. La Lega si era espressa in questi termini: "Se le pene vengono annullate o ridotte al minimo, che messaggio lanciamo? Serve un atteggiamento veramente educativo che passa anche dalla punizione. Il buonismo caro a sinistra non serve a nulla".